L’inizio dell’anno scolastico 2025 in Italia è caratterizzato da un’intensa mobilitazione studentesca, che ha portato in piazza diverse voci e rivendicazioni sul futuro dell’istruzione e su questioni sociali e politiche di ampio respiro. Due proteste principali hanno segnato questo avvio: un blitz del Blocco Studentesco a Roma, incentrato su temi identitari e di cittadinanza, e un presidio della Rete degli Studenti Medi, affiancata dall’Unione degli Universitari, davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito per chiedere riforme strutturali e manifestare solidarietà internazionale.
Il 15 settembre, primo giorno di scuola in molte zone d’Italia, i militanti del Blocco Studentesco hanno condotto un blitz a Roma per esprimere il loro netto rifiuto alla proposta di conferire la cittadinanza a tutti gli stranieri che abbiano completato il ciclo di studi in Italia, lo Ius Scholae.
Secondo il movimento, tale proposta è volta a “smantellare definitivamente l’idea di cittadinanza come appartenenza storica e identitaria, trasformandola in un puro strumento di gestione della forza lavoro”. Hanno sostenuto inoltre che l’istituzione dello Ius Scholae “destabilizzi ulteriormente un sistema scolastico già fragile” e si inserisca in una logica che “non ha alcun interesse alla formazione di cittadini consapevoli, ma che necessita di manodopera flessibile, sradicata e ricattabile, nel più ampio disegno di sostituzione silenziosa dei popoli europei”. Il Blocco Studentesco ha chiesto al Governo di investire piuttosto nella costruzione di una “scuola nuova, identitaria, sociale e sportiva”, un “luogo di formazione integrale di individui forti e coscienziosi” anziché uno “spazio neutro o burocratico ideato per crescere masse di lavoratori informi”. La loro posizione si conclude con la ferma opposizione alla svalutazione della cittadinanza italiana e l’impegno a difendere i diritti e il futuro degli studenti italiani.
La sera del 14 settembre, invece, la Rete degli Studenti Medi e l’Unione degli Universitari hanno organizzato un presidio davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’inizio dell’anno scolastico, sotto lo striscione “Non fermerete il vento, Studenti per il cambiamento”. Gli studenti hanno sollevato numerose richieste strutturali per il sistema scolastico italiano, tra cui la gratuità dei libri di testo, la presenza di sportelli psicologici in tutte le scuole e l’abolizione della formazione scuola-lavoro, nota come PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento). Angela Verdecchia, Coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi, ha evidenziato come l’accesso all’istruzione stia diventando un privilegio a causa del continuo aumento dei prezzi dei libri di testo, che possono superare i quattrocento euro l’anno.
Hanno denunciato il definanziamento del sistema scolastico e i continui tagli all’istruzione, chiedendo un “significativo aumento della spesa pubblica in istruzione, pari almeno al 5% del PIL”, poiché “investire nella scuola significa investire nella società”. Il manifesto studentesco ha espresso il desiderio di una “didattica alternativa e innovativa, contro ogni forma di discriminazione e ingiustizia” e di una “scuola transfemminista e accessibile in grado di abbattere le barriere e accogliere tutti gli studenti”, che tuteli il diritto allo studio “da un’edilizia adeguata a programmi aggiornati, dai trasporti alla salute mentale”. Oltre alle rivendicazioni nazionali, gli studenti hanno mostrato una forte solidarietà con la causa palestinese, denunciando la negazione del diritto allo studio per oltre 660 mila studenti palestinesi per il terzo anno consecutivo. Hanno portato una barca di carta, simbolo della Global Sumud Flotilla, chiedendo una scuola che “parli del genocidio in Palestina, senza alimentare la retorica errata e sionista”, l’interruzione degli accordi con le aziende belliche israeliane e il riconoscimento dello Stato di Palestina.
“Un’altro anno ricomincia, gli studenti tornano tra i banchi di scuola, tornano compiti, verifiche e interrogazioni, ma riemergono anche i problemi strutturali del sistema scolastico italiano, inoltra dall’altra parte del mar mediterraneo oltre 660 mila studenti palestinesi si vedono negato il diritto allo studio per il terzo anno consecutivo” dichiara Angela Verdecchia, Coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi.
Nel frattempo, sul fronte dell’alternanza scuola-lavoro il ministro, dopo l’ultimo Consiglio dei Ministri del 4 settembre, ha spiegato che “cambia da Pcto, percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, acronimo molto criptico, a formazione scuola-lavoro, per sottolineare l’importanza anche di questo collegamento che riteniamo sia particolarmente significativo nel percorso di formazione dei giovani”.