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Inizio scuola, la lettera di un dirigente agli studenti: “Vi auguro di sbagliare”

Un augurio diverso dal solito per l’inizio dell’anno scolastico 2026/2027: è quello rivolto da Pantaleo Antonio Conte, dirigente scolastico dell’istituto che comprende i comuni di Vernole e Castri di Lecce, in una lettera indirizzata ad alunni, famiglie e personale della scuola che ha inviato anche alla redazione della Tecnica della Scuola.

L’augurio di sbagliare

Nella lettera, il dirigente sceglie di non augurare ai suoi studenti un anno privo di difficoltà, ma il contrario: “Vi auguro di sbagliare”, scrive, elencando risposte non date, esercizi che non riescono, delusioni e persino “qualche piccolo fallimento”. Secondo Conte, la scuola dovrebbe essere il luogo sicuro in cui affrontare per la prima volta gli ostacoli della vita, “un luogo nel quale si possa cadere sapendo che qualcuno ci aiuterà a rialzarci”. Il dirigente osserva che eliminare sistematicamente ogni difficoltà dal percorso degli studenti rischierebbe, paradossalmente, di renderli più fragili di fronte al futuro.

Il ruolo di famiglie e insegnanti

Nella lettera si sottolinea come questo tipo di crescita richieda però anche un cambiamento nel ruolo degli adulti di riferimento. Conte auspica genitori “capaci di essere guide e non avvocati difensori dei propri figli” e insegnanti in grado di considerare l’errore non come qualcosa da punire ma da comprendere, e la valutazione non come una sentenza bensì come una tappa del percorso. Il dirigente allarga la responsabilità educativa anche a istituzioni e comunità, chiamate a riconoscere valore alla fatica e al tentativo, oltre che al risultato.

La “Scuola Lenta” e la scuola delle meraviglie

La riflessione si ricollega al progetto della “Scuola Lenta“, pensato per restituire tempo all’esperienza, alla domanda e all’errore, anche nel confronto con l’intelligenza artificiale e le trasformazioni in corso. Il dirigente scrive di voler mantenere ciò che rende “profondamente umano ogni apprendimento”, ovvero la curiosità, la relazione, il pensiero critico e la capacità di scegliere. Conte conclude la lettera con l’augurio di vivere “un anno pieno di domande e di meraviglia”, fatto di tentativi, strade da cambiare e occasioni per imparare a ricominciare, definendo la scuola come il luogo in cui “allenarsi, insieme, alla vita”.

La lettera integrale

Care bambine e cari bambini, care ragazze e cari ragazzi, care famiglie, docenti, personale ATA, Amministratori, cara Comunità scolastica,

all’inizio di un nuovo anno scolastico potrei augurare a tutti un anno sereno, ricco di successi, di buoni risultati e di soddisfazioni. Potrei augurare ai nostri ragazzi che tutto vada bene, che incontrino poche difficoltà e che riescano sempre a trovare la strada giusta.

Sarebbe, in fondo, quello che ci si aspetta da una lettera di inizio anno.

E invece no!

Quest’anno voglio farvi un augurio diverso. Forse proprio quello che meno ci si aspetterebbe di ricevere da una scuola.

Vi auguro di sbagliare!

Vi auguro risposte non date, domande rimaste aperte, qualche esercizio che proprio non riesce. Vi auguro una strada intrapresa con convinzione e poi abbandonata, la fatica di doverne cercare un’altra. Vi auguro di incontrare qualche ostacolo, di conoscere la delusione di un risultato diverso da quello sperato, di scoprire che non sempre l’impegno conduce subito dove vorremmo. E vi auguro persino, qualche volta, di fallire.

Sì, vi auguro anche qualche piccolo fallimento. Perché vorrei che tutto questo accadesse qui, a scuola, in un luogo sicuro. Un luogo nel quale si possa cadere sapendo che qualcuno ci aiuterà a rialzarci; nel quale una difficoltà non diventi un limite, una sconfitta non tolga il desiderio di riprovare e, soprattutto, si possa sbagliare senza sentirsi sbagliati.

Vorrei che la scuola fosse anche questo: il nostro luogo sicuro nel quale allenarsi alla vita.

Perché la vita non sarà sempre semplice e non avrà sempre la risposta giusta alla fine della pagina. Ci saranno porte che non si apriranno, risultati che non arriveranno, persone che diranno di no, progetti da ripensare e strade da cambiare. Ci saranno momenti nei quali sarà necessario fermarsi, comprendere ciò che è accaduto, rialzarsi e ricominciare. E a tutto questo non ci si prepara evitando ogni difficoltà. Ci si prepara attraversandola.

Ognuno di noi, per crescere, ha bisogno di misurarsi con le difficoltà della propria età. Un bambino deve poter affrontare le difficoltà di un bambino, un ragazzo quelle di un ragazzo. Oggi potranno essere un compito che non riesce, un risultato diverso da quello sperato, un’amicizia complicata, una regola che pesa, una piccola sconfitta. Domani avranno altri nomi e un peso diverso. Ma quando arriveranno, quel bambino diventato adulto potrà riconoscerle e sapere di poterle affrontare, perché avrà già imparato, poco alla volta, a farlo.

Ecco perché eliminare sistematicamente ogni ostacolo dal cammino dei nostri alunni rischia, paradossalmente, di non proteggerli affatto. Può rendere più semplice il loro presente, ma renderli più fragili davanti al futuro.

Perché una scuola che non permette di sbagliare non prepara alla vita.

Per questo, ragazzi, sbagliate!

Sbagliate una risposta, un esercizio, provate una strada e scoprite che non era quella giusta. Cambiate idea e ricominciate. Fate domande, anche quelle che sembrano strane. Provate, rischiate, meravigliatevi. E quando qualcosa non riuscirà, non abbiate fretta di distogliere lo sguardo: fermatevi proprio lì. Potrebbe essere quello il momento nel quale state imparando di più.

Ma perché tutto questo sia possibile, servono adulti presenti, responsabili e consapevoli del proprio ruolo educativo. Genitori capaci di essere guide e non avvocati difensori dei propri figli; adulti che sappiano accompagnare senza sostituirsi, sostenere senza rimuovere ogni ostacolo, proteggere senza impedire di fare esperienza. Perché proteggere un figlio non può significare preservarlo dalla vita, ma aiutarlo, progressivamente, a diventare capace di affrontarla.

Servono, allo stesso modo, insegnanti capaci di riconoscere nell’errore non qualcosa da punire, ma qualcosa da comprendere; nella valutazione non una sentenza, ma una tappa del percorso; nella difficoltà non sempre un problema da eliminare ma, talvolta, un’occasione da attraversare insieme.

Servono, infine, istituzioni e comunità capaci di sentirsi parte della stessa responsabilità educativa. Una società che non chieda ai più giovani di essere sempre vincenti, veloci, perfetti, ma sappia riconoscere valore anche al tempo dell’attesa, alla fatica, al limite, al tentativo. Perché crescere bambini e ragazzi più forti non è soltanto un compito della famiglia o della scuola: è una responsabilità dell’intera comunità.

È una responsabilità grande, perché educare significa anche saper resistere alla tentazione di rendere tutto facile. Significa esserci mentre un bambino prova, mentre sbaglia, quando è deluso e, soprattutto, nel momento in cui scopre di essere capace di rialzarsi e ricominciare.

In fondo, è anche questo il senso della nostra “Scuola Lenta”: restituire tempo all’esperienza, alla domanda, all’errore, alla riflessione. Non una scuola che si sottrae al presente, ma una scuola che sceglie di abitarlo consapevolmente, confrontandosi anche con l’intelligenza artificiale e con le grandi trasformazioni della contemporaneità, senza rinunciare a ciò che rende profondamente umano ogni apprendimento: la curiosità, la relazione, il pensiero critico, la responsabilità, la capacità di scegliere.

E vorrei che la nostra fosse, ancora di più, una scuola delle meraviglie. Perché la meraviglia nasce quando qualcosa interrompe ciò che davamo per scontato, ci costringe a guardare meglio, a farci domande, a cercare. E forse anche l’errore possiede qualcosa della meraviglia: rompe una certezza, apre una possibilità, ci obbliga a pensare ancora.

Per questo, all’inizio di questo nuovo anno scolastico, non vi auguro che tutto vada sempre bene. Vi auguro qualcosa di più importante.

Vi auguro di provare e, qualche volta, di sbagliare. Di essere delusi e di scoprire che una delusione passa. Di incontrare qualche ostacolo e trovare il modo di superarlo. Di cambiare strada quando sarà necessario, di avere la forza di chiedere aiuto, di cadere e scoprire che ci si può rialzare. Vi auguro, soprattutto, di imparare a ricominciare.

E vi auguro di scoprire, ogni volta, che siete capaci di farlo.

Perché forse il compito più importante della scuola non è preparare bambini ai quali vada sempre tutto bene, ma aiutare a crescere adulti capaci di affrontare anche ciò che non va come avevano immaginato.

E allora sì, adesso posso farvi il mio augurio.

Buon anno scolastico!

Che sia un anno pieno di domande e di meraviglia, di tentativi, di strade trovate e di strade da cambiare. Un anno nel quale avere il tempo di provare, imparare, sbagliare, crescere e ricominciare.

Un anno nel quale allenarsi, insieme, alla vita.

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