“Quando a settembre un insegnante di sostegno entra in una classe, non comincia semplicemente un nuovo incarico. Per una famiglia comincia un anno durante il quale affida alla scuola la persona più cara e più fragile del proprio nucleo.”
È questo il messaggio che Genova Inclusiva rivolge agli insegnanti di sostegno alla vigilia del nuovo anno scolastico.
Dietro un contratto, anche quando è a tempo determinato, non ci sono soltanto ore, programmi e scadenze. C’è un bambino o un ragazzo. C’è la preoccupazione di un padre, l’ansia di una madre e, spesso, anche quella di fratelli e sorelle che vivono quotidianamente le difficoltà e le conquiste del proprio familiare.
“Immaginiamo un insegnante che entra per la prima volta in quella classe – sottolinea Genova Inclusiva – per lui è un nuovo alunno. Per quella famiglia, invece, è la persona per cui hanno combattuto, pianto, cercato risposte e costruito, giorno dopo giorno, un percorso.”
Da qui l’appello agli insegnanti: prima di aprire il libro, aprire gli occhi.
Conoscere l’alunno significa capire come comunica, cosa comprende, cosa lo mette in difficoltà, cosa lo tranquillizza, come chiede aiuto e come manifesta un bisogno.
Significa parlare con la famiglia, confrontarsi con chi già lo conosce e soprattutto osservare prima di giudicare.
“Un comportamento difficile non è necessariamente un capriccio. Può essere l’unico modo che un bambino ha per comunicare: ‘Non ce la faccio’, ‘Non ho capito’, ‘Ho bisogno di una pausa’.”
Routine, anticipazione dei cambiamenti, consegne comprensibili, strumenti visivi quando necessari e la possibilità di comunicare bisogni come “aiuto”, “pausa”, “non ho capito” possono trasformare radicalmente l’esperienza scolastica.
Ma c’è un punto che Genova Inclusiva considera fondamentale:
ESSERE NELLA STESSA CLASSE NON SIGNIFICA ESSERE INCLUSI.
L’inclusione non consiste nel tenere un alunno fisicamente dentro un’aula mentre viene escluso dalle attività o accompagnato fuori ogni volta che manifesta una difficoltà.
L’inclusione significa metterlo nelle condizioni di partecipare, comunicare, imparare e diventare progressivamente più autonomo.
“Non chiediamo agli insegnanti di fare miracoli – conclude Genova Inclusiva – chiediamo loro di ricordare che prima del programma c’è la persona, prima della verifica c’è la comprensione e prima di insegnare bisogna imparare a conoscere chi abbiamo davanti.”
Perché il contratto, prima o poi, finirà.
L’anno scolastico passerà.
Ma il modo in cui un insegnante avrà fatto sentire quel bambino potrebbe rimanere molto più a lungo.
“Per questo – conclude Genova Inclusiva – quando un insegnante firma quel contratto, sappia che non sta semplicemente accettando un lavoro. Per un anno, forse per più tempo, gli viene affidata la persona più cara e più fragile di una famiglia.”
Marco Macri
Genova Inclusiva