Il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ha partecipato al G20 Istruzione svoltosi a Skukuza, in Sudafrica, mantenendo l’impegno assunto precedentemente al NextGen AI, il primo summit sull’IA a scuola che si è svolto a Napoli a inizio ottobre.
Nel corso dei lavori, il Ministro ha portato all’attenzione e distribuito un documento cruciale, redatto dagli studenti dei 40 Paesi che avevano partecipato al Summit. Valditara ha sottolineato che la scelta di far arrivare la “voce dei giovani di Napoli” fino al G20 è motivata dal fatto che essa rappresenta una sintesi autentica dei valori fondamentali su cui deve edificarsi la scuola del futuro: il rispetto, la responsabilità e la fiducia nella conoscenza. Da questa iniziativa, l’Italia lancia un messaggio chiaro a livello internazionale: l’istruzione è la vera e propria leva motrice per lo sviluppo.
I sette punti elaborati dagli studenti a Napoli, che sono stati presentati e distribuiti al G20, costituiscono un appello concreto per la creazione di una scuola capace di coniugare in modo efficace l’innovazione con lo sviluppo umano. Tra le proposte considerate più significative all’interno del documento vi sono diverse iniziative orientate al futuro, tra cui l’istituzione di una Expo del G20 interamente dedicata all’orientamento e alle professioni emergenti. Inoltre, figurano la richiesta di un programma internazionale per la formazione dei docenti sull’intelligenza artificiale, e l’elaborazione di un piano mirato a favorire la partecipazione delle scuole ai Fori internazionali che trattano di IA e di istruzione digitale.
Oltre a mettere in luce le prospettive sull’Intelligenza Artificiale, il Ministro ha richiamato l’attenzione sulle politiche educative interne implementate in Italia. È stato evidenziato l’impegno italiano nel contrasto alla dispersione scolastica, menzionando i risultati positivi ottenuti grazie all’iniziativa Agenda Sud. Quest’ultima sta contribuendo a ridurre i divari territoriali esistenti e a rafforzare concretamente il successo formativo nelle aree del Paese considerate più fragili. Un passaggio altrettanto significativo dell’intervento è stato dedicato alla riforma dell’istruzione tecnica e professionale.
Tale riforma ha l’obiettivo di consentire ai giovani di acquisire competenze che siano realmente spendibili nel mondo del lavoro, garantendo così prospettive concrete di crescita professionale. Valditara ha infine ribadito l’impegno costante dell’Italia a promuovere un modello educativo che sappia unire la qualità dell’istruzione all’occupazione, attraverso l’investimento continuo nella formazione dei docenti, nell’innovazione didattica e, in particolar modo, nel rafforzamento del dialogo tra la scuola, il territorio e le imprese.
L’IA c’è, esiste. I docenti, come qualunque novità che si insedia così prepotentemente nella società, prima o poi devono farci i conti. Ma a che punto siamo? Gli insegnanti la conoscono? Quali difficoltà? Si può davvero dire che gli alunni la usano solo per copiare? Quali questioni etiche? Qual è la normativa vigente?
La Tecnica della Scuola, con un focus dedicato, ha voluto confezionare una raccolta di strumenti utili per i docenti che vogliono fermarsi un attimo e riflettere sull‘IA, sulle conseguenze del suo uso nella didattica, sugli strumenti pratici per rapportarsi con alunni che la usano quotidianamente.
L‘Intelligenza Artificiale, insomma, è già arrivata in classe, ma il personale scolastico non si sente in grado di gestirla. Il 75% dei docenti europei infatti “non riceve ancora alcuna formazione relativa all’IA”. Malgrado ciò, il 71% di essi “pensa che l’accesso all’IA debba essere controllato, non vietato“. Quanto ai genitori, il 54% “teme che l’apprendimento dipenda troppo dall’IA”. È quanto emerge dal Report sul futuro dell’istruzione 2025, realizzato da GoStudent sulla base di un sondaggio effettuato su 12mila tra genitori, studenti e insegnati di tutta Europa.
Lo scorso giovedì 13 marzo, presso Fiera Didacta Italia, sono stati presentati i dati dell’indagine sull’uso dell’intelligenza artificiale generativa a scuola, condotta da INDIRE in collaborazione con “La Tecnica della Scuola”, che ha coinvolto 1.803 docenti di ogni ordine e grado.
Alla presentazione hanno partecipato Alessandro Giuliani, direttore della Tecnica della Scuola, Aluisi Tosolini, filosofo dell’educazione e i ricercatori INDIRE Samuele Borri, Samuele Calzone e Matteo Borri.
I risultati dell’indagine mostrano che oltre la metà degli insegnanti intervistati utilizza regolarmente strumenti di IA nelle proprie attività didattiche. In particolare, il 52,4% dichiara di servirsi dell’intelligenza artificiale per supportare la didattica, mentre il 10% la utilizza come strumento compensativo per studenti con difficoltà.
L’intelligenza artificiale si rivela utile anche per compiti non strettamente legati all’insegnamento: il 56,7% degli intervistati la usa per elaborare relazioni e progettazioni didattiche, mentre il 21,5% la sfrutta per redigere verbali di riunioni.
Per capire, concretamente, come i docenti utilizzano l’intelligenza artificiale, in contesti normali, non nelle classi in cui si fanno sperimentazioni particolari, abbiamo chiesto l’opinione di un docente di lettere di una scuola secondaria di primo grado, Giovanni Morello.
Ci ha raccontato che gli studenti, ovviamente, usano l’IA anche per copiare, ma gli insegnanti non tardano ad accorgersene. Ecco qual è stata l’esperienza del docente: “Mi è capitato di sentirmi proporre elaborati di un certo livello da parte di studenti che fino a quel momento non avevano avuto questo tipo di prestazioni. L’insegnante, ovviamente, lo vede subito. In effetti, il rito della verifica dei compiti svolti a casa, per esempio, va rivisto. Non ci si può limitare a dire: ‘Leggimi il tuo elaborato sulla lezione di ieri’. Quello che hanno scritto, se non mi convince molto in termini di effettiva paternità, non lo considero molto. La prova finale, per me, è quella orale, in cui loro cioè spiegano cosa hanno scritto, lo motivano e supportano con le loro considerazioni, i loro collegamenti e il loro linguaggio. In questo modo, il meccanismo del cheating (barare) si smonta immediatamente. L’elaborato scritto a casa, per me, non soddisfa in alcun modo il compito assegnato. Saper commentare personalmente l’elaborato svolto a casa soddisfa quel compito. Non meno di questo. Se risulta che è stato copiato, non è stato neanche svolto”.
Stando al rapporto “Generazione AI. La nuova sfida della scuola” – realizzato dal think thank Tortuga e Yellow Tech – se uno studente chiedesse all’Intelligenza Artificiale quanto fa due più due, essa risponderebbe quattro. E tuttavia lo farebbe perché i dati le suggeriscono questa domanda, non sulla base di un ragionamento. Con calcoli più complessi andrebbe “decisamente peggio”, essendo più abile “nella comprensione di testi” che “negli esercizi quantitativologici“.
Un problema non da poco, anche perché il personale scolastico non è in grado di gestire l’IA. Secondo uno studio realizzato da GoStudent – sulla base di un sondaggio effettuato su 12mila tra genitori, studenti e insegnati di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Austria – il 75% dei docenti europei “non riceve ancora alcuna formazione relativa all’IA”. Malgrado ciò, il 71% di essi “pensa che l’accesso all’IA debba essere controllato, non vietato“. Quanto ai genitori, il 54% “teme che l’apprendimento dipenda troppo dall’IA”. La questione, insomma, è urgente.
Impossibile non pensare alle questioni etiche relative all’IA. Ma forse è tardi pensarlo dopo che praticamente ormai tutti la utilizzano? Ad approfondire questo aspetto è stato, in un articolo, Aluisi Tosolini, ex dirigente scolastico e filosofo dell’educazione.
Per molti, dunque, gli algoritmi sono una minaccia, per altri possono rappresentare una grande opportunità. Quel che è certo è che sempre più persone li usano, e che il trend è destinato a crescere nel futuro. Tecnica della Scuola ha domandato al filosofo Cosimo Accoto – research affiliate presso il Sociotechnical Systems Research Center del MIT di Boston, tra i maggiori studiosi della trasformazione culturale delle tecnologie – quale sarà l’impatto dell’IA sull’istruzione, nel breve e nel lungo periodo.
Di intelligenza artificiale si parlerà il prossimo 6 novembre in diretta con le scuole, dalle 11 alle 12, con Laura Biancato (esperta di innovazione didattica e per 30 anni dirigente scolastica) e Ivano Stella (esperto di intelligenza artificiale e didattica in un incontro dal titolo “Intelligenza artificiale a scuola: come? Dallo smartphone vietato all’uso critico e consapevole dell’IA”.
I docenti che volessero seguire con la propria classe le lezioni di Educazione Civica in diretta sul canale YouTube della Tecnica della Scuola, possono compilare il seguente form: