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Intelligenza artificiale, il 72% dei docenti la usa almeno una volta alla settimana: l’indagine promossa da Spaggiari presentata al Senato

L’intelligenza artificiale non è più una promessa del futuro, ma una presenza quotidiana nelle scuole italiane. A confermarlo è l’indagine “Docenti e intelligenza artificiale: tra opportunità, timori e bisogno di guida”, promossa da Spaggiari, La Fabbrica Società Benefit e ANP su un campione di 1.300 insegnanti di ogni ordine e grado e presentata al Senato ieri, 17 settembre al Senato della Repubblica, nel corso dell’incontro promosso su iniziativa della senatrice Giusy Versace in occasione della celebrazione dei 100 anni di Spaggiari.

I dati

I dati mostrano come ben il 72% dei docenti utilizzi l’AI almeno una volta alla settimana: nello specifico, il 36% vi ricorre più volte alla settimana, il 22% quotidianamente e il 14% una volta alla settimana, a fronte di un solo 6% che dichiara di non averla mai usata. A prevalere nettamente sono le funzioni gratuite (96%) e gli assistenti conversazionali generalisti come ChatGPT, Claude e Gemini (57%), mentre le soluzioni sviluppate appositamente per la didattica si attestano solo all’11%.

Ma come viene impiegata concretamente la tecnologia nella pratica professionale? L’uso è prevalentemente operativo: si va dalla ricerca di informazioni e approfondimenti (23%) allo sviluppo di attività didattiche (16%) e alla preparazione dei test di verifica (16%), fino alla redazione di verbali, relazioni o mail (15%) e alla progettazione del curricolo e delle lezioni (12%). Il beneficio principale riconosciuto dagli insegnanti è il risparmio di tempo (47%), seguito dalla personalizzazione dei percorsi (15%), dal supporto alla creatività (14%) e dal maggiore coinvolgimento degli studenti (10%). La progettazione didattica (30%) e il confronto e la ricerca di idee (29%) rappresentano infatti gli ambiti in cui l’AI viene considerata più utile.

E la formazione?

Il vero nodo da sciogliere resta quello della formazione. Attualmente il 67% dei docenti ha imparato a usare l’AI da autodidatta, a fronte di un 20% che ha seguito corsi istituzionali, un 7% che si è autofinanziato e un 4% che si è affidato al supporto dei colleghi. Dalle risposte degli insegnanti emerge la richiesta precisa di una formazione concreta, pratica e laboratoriale: non servono solo nozioni teoriche, ma esempi applicabili in classe, indicazioni sui limiti da rispettare, strategie per proteggere i dati personali e strumenti per educare gli studenti a un uso consapevole e critico.

Consapevolezza e governo della tecnologia sono indispensabili per superare le criticità segnalate. Tra le preoccupazioni principali degli insegnanti figurano il rischio di omologazione e perdita di creatività (26%), l’inaffidabilità delle risposte con il rischio di fake news (22%) e i temi legati alla privacy (16%). La sfida per il mondo della scuola non è dividersi tra favorevoli e contrari, ma passare dalla sperimentazione individuale a un’integrazione didattica strutturata, capace di mantenere al centro l’autonomia, la creatività e il pensiero critico degli studenti.

I commenti

“Abbiamo sempre considerato l’adozione della tecnologia non come una moda, ma chiedendoci quale valore porti alla scuola”, spiega Nicola de Cesare, Amministratore Delegato di Spaggiari. “L’indagine ha proprio l’obiettivo di ascoltare le necessità dei docenti per poter disegnare un futuro per l’intelligenza artificiale nella scuola”.

“Il tema della riforma della formazione dei docenti è fondamentale”, sottolinea Antonello Giannelli, Presidente di ANP – Associazione Nazionale Presidi.

Sul fronte delle iniziative già avviate, Giovanni Russo, Capo Segreteria del Sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti, ricorda che “sono stati stanziati 200 milioni di euro: 100 milioni per la formazione diretta dei docenti e 100 milioni per l’esplorazione delle piattaforme di intelligenza artificiale e dei rischi connessi al loro utilizzo”. Anche Alice Lemmo, professoressa associata presso l’Università La Sapienza di Roma, ribadisce l’urgenza di formazione “perché il fatto che gli insegnanti usino questi strumenti come autodidatti impone un intervento strutturale”.

I CONTENUTI DELL’ARTICOLO SOPRA RIPORTATI SONO DI CARATTERE PUBBLICITARIO

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