È iniziato l’anno zero dell’intelligenza artificiale nella scuola italiana: il Ministero dell’Istruzione ha dichiarato conclusa la fase sperimentale e promulgato linee guida per introdurre la tecnologia in modo sistemico nella didattica, stanziando oltre 200 milioni di euro, metà destinati alla formazione dei docenti. Nel frattempo, gli studenti si sono dimostrati più veloci del sistema: secondo l’Osservatorio “Giovani e Lavoro” di Skuola.net e Gi Edu, su 2.500 alunni delle superiori, 8 su 10 usano già i chatbot nello studio, ma solo 1 su 6 ha ricevuto istruzioni ufficiali dalla scuola su come farlo.
Solo il 18% degli studenti si astiene dall’uso dei chatbot: gli altri li hanno integrati nella routine quotidiana (21%), li usano per materie specifiche (37%) o solo nelle situazioni più complesse (24%). Non è un uso superficiale: il 24% controlla sempre fonti e correttezza, il 30% lo fa molto spesso, e la maggioranza dialoga con prompt strutturati (32%) o una cascata di domande (55%) per affinare le risposte. Solo una minoranza si limita a una domanda secca (13%) o delega completamente la scrittura alla macchina (13%).
L’uso più frequente, per 2 studenti su 3, è chiedere spiegazioni più semplici di concetti complessi, seguito dalla sintesi di testi in mappe concettuali (46%) e da quiz per verificare la preparazione (32%). Non manca chi la usa come scorciatoia, per correggere testi (22%) o risolvere direttamente i compiti (20%). Gli effetti si vedono: solo il 24% dichiara voti migliori da quando usa l’IA, mentre il 73% teme di perdere la capacità di fare le cose senza, e il 18% conferma che è già avvenuto.
Solo il 7% ha potuto usare spesso l’IA in classe con i docenti, mentre nel 22% dei casi ne è stato vietato l’uso. Solo il 19% definisce aperto l’atteggiamento dei docenti, mentre il 50% degli studenti lamenta l’assenza di regole ufficiali. La richiesta più diffusa è formare i docenti (38%), seguita da regole chiare sull’uso (20%) e dall’inserimento dell’IA come disciplina trasversale (20%).