Registrati
15.09.2026

IA a scuola, il bivio: vietarla come a New York o insegnarla già ai bambini come in Cina? In Italia al via la formazione dei docenti

L’intelligenza artificiale è ormai entrata nelle scuole, ma il modo in cui i diversi sistemi educativi stanno scegliendo di affrontarla non potrebbe essere più diverso. C’è chi decide di mettere un freno, almeno temporaneo, e chi invece accelera, portando l’IA persino tra i banchi della scuola primaria.

Il caso più clamoroso arriva dagli Stati Uniti: a New York il sindaco Zohran Mamdani ha imposto per l’anno scolastico 2026/27 una moratoria sull’utilizzo degli strumenti di IA generativa da parte degli studenti fino all’ottavo anno. La misura riguarda circa 600mila alunni delle scuole pubbliche e nasce dalla volontà di verificare gli effetti della tecnologia sull’apprendimento, sullo sviluppo delle capacità di ragionamento e sulle relazioni umane.

Dall’altra parte del mondo, la Cina procede nella direzione opposta: l’intelligenza artificiale viene considerata una competenza strategica da costruire fin dai primi anni di scuola, con l’obiettivo di creare un sistema di alfabetizzazione all’IA esteso a tutti i livelli dell’istruzione.

New York, Mamdani sceglie la prudenza

La decisione di New York rappresenta uno dei segnali più forti del crescente ripensamento sull’utilizzo dell’IA nell’educazione. Il provvedimento del sindaco Mamdani introduce per un anno una moratoria sugli strumenti di IA generativa destinati agli studenti della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, quindi fino all’ottavo anno. Gli studenti più grandi potranno invece utilizzare l’IA in contesti educativi controllati e nell’ambito di percorsi di alfabetizzazione specifici.

La scelta non equivale, però, a un rifiuto dell’intelligenza artificiale in quanto tale. Gli insegnanti potranno continuare a utilizzarla, ad esempio per la progettazione delle lezioni e per attività amministrative, mentre la città intende contemporaneamente verificare quali strumenti digitali siano realmente utili alla scuola.

Il punto centrale è dunque pedagogico: quanto presto è opportuno affidare a una macchina una parte dei processi cognitivi che un bambino deve ancora imparare a sviluppare autonomamente?

Una moratoria su AI e schermi

La moratoria sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa (IA) rivolta agli studenti dalla scuola dell’infanzia (2K: è l’ultimo anno della scuola dell’infanzia – Kindergarten – ed è il primo anno di scuola obbligatoria) all’ottavo anno (13/14 anni, ultimo anno della scuola “media”), con un uso limitato nelle scuole superiori e restrizioni sul tempo di utilizzo degli schermi a seconda del grado scolastico. Le nuove politiche sono le seguenti.

GradoIntelligenza artificiale rivolta agli studentiTempo davanti allo schermo
2K–2VietatoNessun tempo di visione individuale
3–5VietatoSi raccomanda di non superare i 30 minuti al giorno di tempo individuale davanti allo schermo.
6–8VietatoSi raccomanda di non superare i 45 minuti di tempo giornaliero davanti allo schermo (1:1).
9–12Limitato ai programmi approvati e verificati.Dipende dalla scuola/dal corso

La Cina va nella direzione opposta

Il Governo cinese ha invece delineato un sistema di alfabetizzazione all’intelligenza artificiale destinato a coinvolgere tutti i livelli dell’istruzione. Già dal 2025 sono state diffuse indicazioni specifiche per l’insegnamento dell’IA nelle scuole primarie e secondarie, con l’obiettivo di sviluppare progressivamente conoscenze, capacità pratiche e consapevolezza dei rischi.

Le indicazioni del Ministero cinese dell’Istruzione puntano non soltanto sull’utilizzo degli strumenti, ma anche sulla comprensione dei concetti fondamentali dell’intelligenza artificiale, sul problem solving, sul pensiero critico e sulla consapevolezza digitale.

La strategia cinese prevede inoltre un progressivo inserimento dell’educazione all’IA nei percorsi scolastici: l’obiettivo indicato è arrivare entro il 2030 a una diffusione dell’educazione all’intelligenza artificiale nelle scuole primarie e secondarie e, negli anni successivi, a una sua integrazione sempre più ampia nei curricoli.

Il modello cinese punta a costruire una vera alfabetizzazione all’IA, nella convinzione che chi crescerà in una società dominata da questa tecnologia debba imparare a comprenderla fin dall’infanzia.

Proprio ieri, 14 settembre, come riporta Ansa, la Cina ha criticato gli appelli lanciati dai leader Usa dei colossi dell’IA – tra cui Dario Amodei di Anthropic, Sam Altman di OpenAI ed Elon Musk di SpaceX – per rallentare lo sviluppo della tecnologia sui pericoli legati ai progressi troppo rapidi, a favore di sistemi di sicurezza.

“Allarmismo, confronto e competizione non faranno altro che ostacolare il processo di governance globale dell’IA”, ha detto Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Esteri.

L’Italia sta in mezzo?

In questo scenario l’Italia ha scelto una strada intermedia. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato nel 2025 le Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche, allegate al DM n. 166 del 9 agosto 2025. Il documento non propone né un divieto generalizzato né un’introduzione indiscriminata dell’IA, ma cerca di costruire un quadro per un utilizzo consapevole e sicuro.

Le Linee guida individuano tre grandi ambiti: IA al servizio degli studenti, IA a supporto dei docenti e IA a sostegno dell’organizzazione scolastica. L’obiettivo è quindi considerare la tecnologia come uno strumento che può intervenire sulla didattica, sull’apprendimento e sui processi organizzativi, mantenendo però una supervisione umana.

Il principio è significativo: l’intelligenza artificiale può contribuire a rendere più efficaci alcuni processi, ma non dovrebbe diventare un sostituto della professionalità educativa.

E questo riguarda anche il dirigente scolastico, chiamato a governare l’introduzione dell’IA nella propria istituzione, definendo regole, responsabilità e modalità di utilizzo. La stessa Tecnica della Scuola ha evidenziato come le Linee guida richiedano alle scuole un passaggio dalla semplice attenzione ai rischi alla vera e propria progettazione di una politica interna sull’IA.

Il percorso Mim

In questo contesto si inserisce MIMeraviglIA, il percorso promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito per favorire un utilizzo consapevole e operativo dell’Intelligenza Artificiale nelle segreterie scolastiche.

L’iniziativa, presentata con la nota ministeriale prot. n. 51475 del 17 luglio 2026, è rivolta prioritariamente al personale amministrativo delle scuole statali ed è aperta anche ai DSGA e ai Dirigenti scolastici, chiamati a guidare i processi di innovazione e trasformazione organizzativa.

Il percorso prevede sei moduli formativi online, quattro webinar interattivi con esperti, forum di confronto, tutor virtuali disponibili on demand e un test conclusivo. Al termine viene rilasciato un attestato corrispondente a 16 ore di formazione, valido ai fini dell’assolvimento degli obblighi formativi annuali del personale della Pubblica Amministrazione.

Ricordiamo che il 22 luglio, nel corso di un incontro all’Aran relativo al rinnovo della parte economica del contratto scuola 2025/2027l’IA ha fatto capolino nella bozza di Ccnl.

In particolare, la bozza contrattuale introduce nella parte delle disposizioni comuni l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, prevedendo principi di trasparenza e tutela dei lavoratori, l’informativa sindacale, il divieto di decisioni esclusivamente automatizzate, la formazione del personale e il monitoraggio dell’impatto dell’IA.

Linee guida intelligenza artificiale a scuola, quali adempimenti per gli istituti? I corsi della Tecnica della Scuola

L’indagine della Tecnica della Scuola e Indire

Un’indagine nazionale realizzata da Tecnica della Scuola e INDIRE, alla quale hanno partecipato 1.803 docenti, ha mostrato che oltre la metà degli insegnanti intervistati utilizza già strumenti di IA nelle proprie attività didattiche: il 52,4% li impiega come supporto alla didattica, mentre il 56,7% li utilizza per elaborare relazioni e progettazioni didattiche.

L’Italia prova ad accelerare sulla formazione

Nel 2026, con un decreto approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 4 agosto, lo ricordiamo, sono stati destinati 100 milioni di euro alla formazione del personale scolastico sull’intelligenza artificiale, attraverso percorsi, workshop e laboratori finalizzati a promuovere un utilizzo consapevole e sicuro della tecnologia.

Secondo le nuove disposizioni, l’IA non sarà solo un oggetto di studio, ma diventerà uno strumento per innovare profondamente la didattica. È previsto l’aggiornamento delle Indicazioni nazionali per il secondo ciclo d’istruzione, con l’integrazione delle tecnologie avanzate e dell’IA generativa nei percorsi di studio.

Inoltre, il tema troverà spazio nell’insegnamento dell’Educazione civica, con un focus specifico sui profili etici e sulla cittadinanza digitale. Parallelamente, verranno rafforzate le competenze STEAM (scienza, tecnologia, ingegneria, arte e matematica) e le attività di orientamento, per preparare gli studenti a un mercato del lavoro in continua trasformazione tecnologica.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate