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Io, una delle “pochissime vittime” dei Pas: così sono crollati i miei sogni

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Sono un’ insegnante di ruolo friulana. Una delle pochissime vittime in tutta la regione dell’esclusione ai Pas per la scuola secondaria. Non ho perciò voce in capitolo, però esisto.

Dopo la lettura della bozza che circola in rete sono crollati tutti i miei sogni che coloravano il mio approdo in futuro alla scuola secondaria come insegnante di francese. Noi docenti di ruolo esclusi anche dai concorsi precedenti abbiamo esultato dopo l’intesa dell’11 giugno,ma in seguito come un fulmine a ciel sereno, la notizia dell’esclusione di noi insegnanti di infanzia e primaria.

Non ho mai protestato, mi sono adeguata alle normative pur vivendo una frustrazione immensa per non aver potuto realizzare la mia passione e profonda vocazione professionale diventando prof di Lingua e Letteratura francese.

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Ho lavorato assiduamente questi 23 anni alla scuola dell’ Infanzia e alla Primaria distinguendomi per capacità, competenze e creatività.

Ho creato relazioni umane forti e durevoli tanto che quando, in questi anni mi sono giunte le proposte di supplenza annuale nelle scuole superiori, ho ritenuto che non fosse corretto lasciare ad anno iniziato i miei alunni, i genitori e i colleghi. Ho quindi rinunciato ai miei diritti a favore del benessere altrui.
Dietro la facciata sorridente in realtà non mi sono mai sentita realizzata fino in fondo a causa della laurea frutto di studio, di sacrifici, di spese sostenute per i soggiorni di perfezionamento linguistico.

Ho atteso con speranza che arrivasse chi potesse dare voce anche alla mia siituazione. Ora andró a manifestare a Roma, perché credo nel principio di uguaglianza e nella giustizia. Se nulla accadrà ancora una volta, a settembre mi troveró, tra i banchi di scuola a parlare di rispetto, di dignità, di inclusione, di educazione civica e lo faró con il senso di dovere che mi appartiene, ma con tanta amarezza per aver subito, io per prima, un’ ingiustizia che ha leso la mia libertà personale. È frustrante quando altri decidono al nostro posto quale deve essere il nostro destino lavorativo.

Norina Benedetti