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26.08.2025

Irlanda, centinaia di istituti paralizzati. Il personale scolastico scende in piazza

L’Irlanda vive, sulle orme del vicino Regno Unito, una crisi sistematica della scuola e delle persone che vi lavorano. Docenti con una retribuzione ferma da un decennio, personale scolastico non tutelato; si preannuncia un anno scolastico di scioperi, proteste e manifestazioni che riempiranno le piazze del Paese. Le sigle sindacali sovrabbondano di iscrizioni e si siedono al tavolo con le autorità locali con l’onorevole possibilità di mediare tra lavoratori ed istituzioni. Oltre 2.600 membri del personale scolastico hanno indetto uno sciopero a tempo indeterminato; vale a dire che, nel caso in cui non venissero rispettate le condizioni, un rientro alle consuete attività professionali risulterebbe difficoltoso se non impossibile. Numerosi istituti rischiano così di restare chiusi per via dell’assenza sistematica del personale che se ne possa prendersene cura. Le famiglie in questo modo temono delle ripercussioni sulla propria organizzazione interna ed equilibri tra scuola e lavoro, sempre più fragili. La ratio delle proteste sarebbe l’inaccettabile disparità di trattamento tra le categorie dei lavoratori della scuola.

Scioperi e blocchi

In Irlanda, alla data di oggi (26 agosto 2025), la vertenza che coinvolge segretarie/i e collaboratori scolastici sta arrivando al culmine: oltre 2.600 addetti rappresentati dal sindacato Fórsa hanno annunciato l’avvio di uno sciopero a oltranza da giovedì 28 agosto, dopo un referendum interno approvato dal 98% degli iscritti; l’azione potrebbe interessare da 2.000 a 2.300 scuole primarie e secondarie, mentre gli istituti degli Education and Training Boards non rientrano nello sciopero. Al centro della controversia c’è l’esclusione di questi lavoratori dallo “Single Public Service Pension Scheme” e, più in generale, la richiesta di parità di status e tutele rispetto al personale del pubblico impiego (con particolare attenzione al regime pensionistico e ai congedi occupazionali), nonostante dal 2022 molti siano stati spostati sul libro paga del Dipartimento con alcuni miglioramenti (es. accesso alla malattia retribuita secondo la normativa generale) ma senza il pieno inquadramento da dipendenti pubblici. 

Le risposte istituzionali

Il Dipartimento dell’Istruzione ha inviato indicazioni ai consigli d’istituto affermando che “ogni scuola e ogni classe” dovrebbero aprire regolarmente la prossima settimana, predisponendo intanto accessi alternativi a sistemi critici (conti bancari, codici allarmi, gestione paghe del personale ausiliario); in parallelo, tuttavia, i sindacati dei docenti (es. ASTI) hanno dato indicazione ai propri membri — compresi dirigenti e vicepresidi — di non svolgere le mansioni normalmente eseguite da segretarie/i e collaboratori, il che fa prevedere disservizi amministrativi e, in alcuni casi, possibili chiusure laddove figure-chiave non siano sostituibili. Per tentare di scongiurare l’azione è stato attivato il canale di mediazione del Workplace Relations Commission con incontri esplorativi fissati a ridosso della scadenza; la ministra dell’Istruzione Helen McEntee ha espresso pubblicamente l’auspicio di un accordo, pur ribadendo che l’accesso al regime pensionistico del pubblico impiego non può essere deciso unilateralmente dal suo dicastero. Questi elementi — la dimensione nazionale della protesta, la natura strutturale della richiesta (parità di status), le istruzioni incrociate di Governo e sindacati e il tentativo di mediazione presso la WRC — definiscono uno scenario in cui l’avvio dell’anno scolastico è formalmente confermato ma realisticamente esposto a ritardi, rallentamenti amministrativi e criticità logistiche, soprattutto nelle scuole più piccole dove il personale in sciopero svolge funzioni essenziali per l’apertura quotidiana.

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