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Istruzione in Grecia: sale la protesta contro il Governo conservatore

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  • Credion
In Grecia dopo le mobilitazioni del maggio 2006, durante il Social Forum ad Atene, e quella dei professori della scuola pubblica, coincidente con l’inizio dell’anno scolastico, in questi giorni è la volta del mondo accademico: a scendere in piazza stavolta sono stati gli studenti e il personale universitario. 
Al centro della protesta vi sono le riforme dell’istruzione promosse dal Governo conservatore: le modifiche prevedono l’introduzione di Università private già dal prossimo anno (rivedendo
l’art. 16 della Costituzione) e l’approvazione di una legge che renda meno severo il regolamento che vieta alla polizia di entrare negli istituti di istruzione (compresi i campus universitari). 
Docenti e studenti hanno così intrapreso la protesta d
al 10 di gennaio: da quel giorno ogni settimana gli studenti universitari e i docenti universitari hanno continuato a organizzare manifestazioni nelle principali città elleniche. 
Le principali manifestazioni si sono svolte a Salonicco e ad Atene, davanti al Parlamento, e gli insegnanti universitari sono praticamente in sciopero permanente. Ma la mobilitazione si è pian piano allargata a tutti i gradi di istruzione: in centinaia di atenei si sono svolti riunioni e sit-in studenteschi cui ha partecipato l’intero asse d’istruzione della Grecia. Non a caso, il 22 febbraio ha scioperato anche la scuola elementare col suo sindacato Doe.
L’apice della protesta si è però avuto l’8 marzo, quando ventimila manifestanti, in piazza nel centro di Atene, e centinaia di anarchici hanno dato vita a una vera e propria guerriglia urbana: vi sono stati anche assalti a banche e negozi, e tre ore continuative di scontri con la polizia. Ben 20 persone sono rimaste ferite e 40 fermate. 
Gli organizzatori della manifestazione, programmata dopo dieci settimane di occupazione, hanno condannato gli incidenti: “Stanno gettando discredito su tutto il movimento”.
La degenerazione della protesta ha prodotto pessimi risultati: se fino a qualche giorno fa il mondo politico sembrava “appoggiare” la protesta a favore della revisione (solo il partito di governo “Nuova Democrazia”sembrava avallarla) ora la situazione sembra cambiata. Le ultime notizie indicano il Parlamento disponibile a dare il via libera alla riforma.