Gli studenti iscritti agli ITS Academy sono cresciuti sensibilmente negli ultimi due anni e il numero potrebbe arrivare a circa 52 mila entro la fine del 2026. A sottolinearlo è il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che in un’intervista a Milano Finanza fa il punto sulla crescita del sistema, sugli investimenti del PNRR e sul rapporto sempre più stretto tra formazione e mondo del lavoro.
“La crescita degli ITS Academy è il risultato di una strategia organica e di lungo periodo che il Ministero ha voluto fortemente sostenere”, spiega Valditara. Tra gli interventi, il ministro cita gli investimenti destinati al settore, il rafforzamento dell’offerta formativa, l’innovazione dei percorsi e il collegamento con il sistema produttivo.
Un ruolo importante, aggiunge, è stato svolto dal PNRR, con circa 1,5 miliardi di euro destinati al rafforzamento del sistema. “La prima riguarda il potenziamento dei laboratori tecnologici, attraverso l’ammodernamento delle infrastrutture didattiche e l’introduzione di tecnologie avanzate coerenti con i processi di innovazione e transizione digitale delle imprese”.
Valditara sottolinea anche l’ampliamento dell’offerta: “L’attivazione di nuovi percorsi strettamente collegati ai fabbisogni professionali espressi dai territori e dalle filiere produttive strategiche del Paese”.
Il ministro evidenzia quindi il ruolo della filiera 4+2, definita un elemento decisivo per creare un raccordo più forte tra scuola secondaria e ITS Academy. Il modello prevede quattro anni di scuola secondaria di secondo grado seguiti da due anni di specializzazione.
“Al termine del percorso, gli studenti possono conseguire il titolo di tecnico superiore, acquisendo competenze altamente qualificate e immediatamente spendibili nel mondo del lavoro”, afferma Valditara.
Ma la vera sfida resta quella occupazionale. Secondo i dati dell’indagine Excelsior di Unioncamere citati nell’intervista, per il periodo 2025-2029 è stimata una domanda potenziale di circa 120 mila diplomati ITS. “Questo dato mette in luce un evidente disallineamento tra la domanda di competenze avanzate espressa dal sistema produttivo e l’attuale offerta formativa disponibile”.