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27.04.2026

Jovanotti trova lettera dell’ex prof: “Se da ragazzi troviamo chi crede in noi, oltre al lavoro e al programma, può succedere di tutto”

Il cantante Jovanotti, nome d’arte di Lorenzo Cherubini, ha scritto un post davvero commovente su Facebook: si tratta di una lettera di una sua ex docente, che l’aveva inviata ad una rivista nel 1994.

Il post commovente

“Mi é successa una cosa bella e ve la voglio raccontare. Tornando da Roma l’altro giorno dopo aver parlato dei miei anni di formazione un mio amico mi manda questo ritaglio di una rivista del 1994. É una lettera aperta che mi scrisse la mia prof di italiano del liceo, che per me è stata fondamentale e spesso negli anni mi viene in mente, perché incontrare un’insegnante come lei é una botta di fortuna che ti può svoltare la vita in quell’età in cui la vita é tutta davanti a sé”.

“Quando é andata in pensione ha scritto dei libri su Dante e sulla didattica che sono eccezionali, soprattutto quelli su Dante ve li consiglio e li consiglio ai prof e agli appassionati. Non l’ho più vista dall’esame di maturitá. Al liceo ho avuto alcuni ottimi professori e quegli anni sono stati belli e sebbene io non vedessi l’ora che suonasse la campanella per andare alla radio a fare il DJ io a scuola mi sono divertito, ho imparato cose e ho ricordi molto belli. Mi é andata bene, la scuola in quegli anni delicatissimi può essere una lotteria. Le sue lezioni erano speciali, la lettura ‘alchemica’ della Divina Commedia come viaggio di individuazione e di realizzazione delle proprie potenzialità mi è rimasta dentro”.

“Dante ci dice cose della vita che serviranno a vivere, a guardare il mondo e a guardarsi dentro. La prof quelle cose le sapeva e ce le diceva, con lei la letteratura era sapienza e avventura. Questa lettera mi ha emozionato, perché quando da ragazzi troviamo qualcuno che crede in noi, che oltre al lavoro e al programma di studi ti infonde fiducia e giustamente la chiede, può succedere di tutto, perfino fare del proprio carattere un destino e un mestiere bello. Grazie Prof!”, ha concluso.

Il testo della lettera della docente

“Caro Lorenzo,

mi si offre inaspettatamente l’occasione di dirti qualcosa… e sì che l’avrei desiderato in tutti questi anni in cui ti ho seguito con attenzione e affetto. Dal mio orizzonte non sei mai sparito: prima scorazzavi nel vecchio Malpighi, poi sei entrato in casa con il piccolo schermo, i manifesti, i giornali e la tua musica. Quante volte ho sentito ‘Lorenzo, corri!’, e subito mollavo tutto e andavo a sentire le tue ultime. Prima allegro e scanzonato, poi più serio e impegnato, sempre intelligente e sincero, le tue doti migliori.

Passaggi spontanei e naturali per chi ti conosce. Già a scuola facevi spettacolo: in classe concorrente spietato nel catturare l’attenzione delle scolaresche; nei corridoi con i tuoi scherzi (ricordi la mascherata con i grembiulini bianchi e rosa?): nel teatro della scuola, quando recitavi nello spettacolo futurista. “La casina di cristalla””, di Palazzeschi. Ti piaceva anche lo spettacolo che facevamo noi insegnanti dalla cattedra, qualche volta grottesco, ma sempre “istruttivo”. Del tuo talento mi accorsi subito quando vidi alcune tue caricature: stavo spiegando le sequenze narrative (aituazione, conflitto, intrigo, spannung, scioglimento). Rapidamente tu disegnasti il tuo adorabile compagno di banco, prima tranquillo e fiducioso, poi turbato, quindi agitato e con i capelli elettrizza-te, infine del tutto sciolto e giacente a terra disfatto. Rimasi folgorata: credo che da quel giorno sia nato un rapporto di reciproca fiducia e stima tra noi.

Erano anni difficili, ma cercavamo insieme nuovi orizzonti, volevamo capire qualcosa della vita, e sapevamo che la letteratura può servire a questo. Altrimenti non ce n’è bisogno.

Mi fa piacere che tu abbia continuato a disegnare e a leggere. Quante volte penso: questo piacerebbe a Lorenzo, questa potrebbe servire a Lorenzo. Ma temo di essere invadente: non vorrei davvero somigliare a Brunetto Latini che voleva imporsi come maestro a Dante, quando ormai non era più necessario. Né vorrei, come Ser Brunetto, appropriarmi minimamente del tuo successo, nè vantare meriti. Io sono solo una persona che ti ha voluto bene. Ricordo la tua deliziosa mamma, con cui faceva belle chiacchierate sul tuo avvenire. La rividi a Cortona alcuni anni fa, quando accompagnai una classe in gita scolastica. Entrai nel negozio di antichità pensando a lei e la trovai. Ti aspettava perchê proprio a Cortona, il giorno dopo, ci sarebbe stata una grande festa per te, con la televisione. Le lasciai i miei saluti per te. Chissà se nella confusione del giorno dopo, ti sono arrivati.

Spera che questa mia lettera ti sia gradita. Ora ti saluto, ti auguro l’avvenire come tu lo vuoi e ti abbraccio affettuosamente”.

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