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L’educazione alla toilette, gli inglesi ci provano

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Il Corriere racconta una particolarità che talvolta sfugge nell’educazione dei bambini: se da una parte lo staff scolastico lamenta un’impreparazione a gestire le emergenze e una certa riluttanza a occuparsene, dall’altra i bimbi vivono male questi incidenti e non sempre sono aiutati a gestire situazioni delicate da personale all’altezza.

E così la Association of Teachers and Lecturers (Atl), con un sondaggio nelle scuole primarie e materne inglesi, ha fotografando il tema dell’educazione alla toilette.
L’80,8% del personale della scuola primaria e materna, con differenze significative tra i due cicli, sostiene di dover gestire spesso questo tipo di problemi.
Nove su dieci non sanno bene come comportarsi di fronte a fenomeni di incontinenza o di scarso controllo nella minzione o negli sfinteri.
Il 69,6% dei bidelli ancora sottolinea il fatto che la mansione di aiutare e lavare gli allievi che approdano alla scuola senza un toilet-training adeguato non sia tra i compiti previsti nel contratto, ben due terzi dello staff della scuola primaria confessa di essersi trovato a destreggiarsi tra pipì e popò di bambini decisamente grandicelli e secondo otto intervistati su dieci frequentemente i genitori non danno il permesso di cambiare i figli a fronte di incidenti di questo tipo.

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Occorrerebbero, dicono gli esperti, delle linee guida da distribuire nelle scuole e il training non dovrebbe riguardare solo i bimbi, ma anche il personale, perché l’incidente della pipì (o peggio) può essere dietro l’angolo, anche quando si tende a pensare che sia anagraficamente improbabile. E dunque, pur turandosi un po’ il naso, è importante che l’adulto se ne occupi e che se ne occupi bene, con sensibilità e intelligenza.
Perché il tema dell’educazione all’andare in bagno è una questione serissima. Lezioni di toilette, il compito ingrato degli insegnanti inglesi