Home I lettori ci scrivono La beffa del potere dirigenziale

La beffa del potere dirigenziale

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Avendo avuto contro tutti i sindacati della scuola e tutti gli insegnanti per il presunto strapotere che si vuole dare ai dirigenti scolastici nella nuova riforma della scuola, il ministro Giannini, per attutire evidentemente la critica, dice: l’incarico di dirigente scolastico durerà solo tre anni, poi il preside tornerà a fare il professore. Non solo i dirigenti scolastici non sono equiparati agli altri dirigenti statali (e posso essere d’accordo sulla loro specificità), ma, dopo avergli fatto balenare la possibilità di poter chiamare direttamente i docenti della sua scuola, gli si dice che può tornare in cattedra, non si capisce se dopo una valutazione negativa o se l’incarico è a tempo, come i dittatori di una volta nella repubblica romana.

Mi sa tanto di beffa! Il modello del Ministro è quello inglese, dove i professori a turno fanno anche i presidi, insegnando alcune ore, e dove la valutazione avviene ogni anno,da noi invece sarebbe triennale. Ma perché scimmiottare modelli altrui, quando in Italia abbiamo un modello esemplare che dovrebbe essere pienamente attuato e non abrogato? Mi riferisco al modello dell’autonomia scolastica. E’ dalla legge 59/1997 e dal D.P.R. n. 275 del 1999 che regolamenta l’attuazione dell’autonomia didattica e organizzativa delle scuole che sarà attuata dall’anno scolastico 2000/2001,che deriva, poi, la legge 165 del 2001 che istituisce la dirigenza scolastica e i concorsi nazionali-regionali, poi ridiventati di nuovo solo nazionali. Se i dirigenti scolastici sono stati selezionati per concorso,vuol dire che non tutti i professori sono in grado di fare i presidi.

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Ci sarà un albo anche per loro? E l’esperienza maturata sul campo, dove la mettiamo? Come si concilia la famigerata legge 111/2011 con la proposta Giannini? Sono state date al Preside con il dimensionamento e con lo scopo di risparmiare, più scuole da dirigere, relegandolo a un ruolo di puro amministratore. Adesso si dice giustamente che il preside deve essere anche un leader educativo. Ma allora si deve abolire la legge 111 e far sì che ogni scuola abbia il suo preside. Forse il modello del Ministro è quello dell’Università. Ha paragonato il preside a un rettore, il quale, come si sa, viene eletto.

Dunque Ella pensa a un preside elettivo? Si presume che i presidi, essendo eletti tra i docenti, saranno pagati di meno rispetto all’attuale dirigenza e, di conseguenza, si potrà attribuire a ogni scuola il suo preside eletto. Ma c’è bisogno di una figura super partes che abbia l’autorevolezza di sanzionare,se occorre, i comportamenti scorretti degli insegnanti e del personale Ata.

Se il preside diventa prius inter pares, egli dovrà per forza di cose venire a patti con i suoi elettori e dovrà fare compromessi, chiudendo qualche occhio, pena altrimenti la sua ineleggibilità dopo il triennio, a meno che non sia più ricandidabile e torni a fare il professore o il cincinnato. Insomma noto che c’è parecchia confusione sul ruolo dei dirigenti scolastici. Anche il fatto di scegliere 3 collaboratori rispetto ai 2 attuali, può sembrare un passo avanti, invece è un passo indietro, perché mentre prima il Preside poteva scegliere,a sua discrezione, i 2 collaboratori e, con certi parametri di classi, uno dei due poteva avere l’esonero o il semiesonero, adesso gli dice: scegli il tuo collaboratore dall’albo dell’organico funzionale. Ma il dirigente scolastico conosce i suoi docenti e,se non lo conosce, da un curriculum si può fare solo un’idea di come può essere il docente. Anche qui l’esperienza dei vicepresidi viene mandata al macero. Potrò scegliere i 3 collaboratori fra i miei docenti o mi debbo avvalere della collaborazione di un professore esterno? E questi professori saranno esonerati dalle lezioni o dovranno continuare a insegnare? I nodi da sciogliere sono molteplici. Non mi sembra che gli attori in campo siano stati interpellati. Forse chi pratica la scuola reale potrebbe suggerire a Lor Signori come può la scuola funzionare al meglio e non essere rovinata da idee balzane.