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La cecità del Miur

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“Verso il nuovo patto di corresponsabilità” educativa: questo il titolo dell’incontro che si è tenuto al Miur il 21 novembre.
“Genitori e docenti devono intendere l’educazione dei giovani come una missione comune.

È questo il primo fondamento del Patto di Corresponsabilità. Scuola e famiglia devono stare dalla stessa parte”, ha affermato l’ex Ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni. Finalità condivisa dalla ministra Valeria Fedeli: “Il lavoro che insieme stiamo affrontando aumenta e valorizza il protagonismo di studentesse e studenti”.

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Per garantire l’efficacia del patto, che sarà pronto a gennaio, si deve definire il concetto “educazione”: una questione che il Miur ha sistematicamente eluso.
E’ noto: il significato delle parole varia al variare del contesto. Nel caso in esame il campo di definizione è il sistema di regole della scuola.

Accostando il decreto legislativo 297 del 94 all’art. 2 della legge 53 del 2003 e al comma 14 punto 4 della legge 107 del 2015 si evince:
il Consiglio d’istituto, che approva il piano formativo, “elabora e adotta gli indirizzi generali” sotto forma di competenze generalii, traguardi formalizzati dal dirigente scolastico. Il Consiglio, inoltre, delibera i “criteri generali della programmazione educativa” per disegnare la struttura decisionale che condurrà la scuola verso i risultati attesi.

L’organo tecnico cui s’interfaccia il Consiglio è il Collegio dei docenti che “cura la programmazione dell’azione educativa”: enuclea le capacitàii fondanti le competenze generali, ipotizza percorsi per il relativo conseguimento, “valuta periodicamente l’andamento complessivo dell’azione didattica per verificarne l’efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati”.

L’interdipendenza tra “educazione” e “capacità” è il fondamento delle norme in oggetto, interdipendenza che introduce il nocciolo della questione.
“Il protagonismo di studenti e studentesse”, la loro partecipazione alla vita della scuola radicano in ambienti in cui le finalità, gli obiettivi e le strategie sono noti e condivisi. La proposta del Miur, figlia di una concezione autoritaria del servizio scolastico, avulsa dalla legislazione vigente, non stimola e non difende la motivazione autentica ai percorsi formativi: il previsto repertorio di sanzioni, muove in direzione opposta.
Che senso ha lavorare per un nuovo patto di corresponsabilità educativa se il rispetto delle regole non é garantito?
Quanti Consigli di istituto che, presieduti da un genitore, hanno elaborato repertori di competenze generali? Come possono essere coinvolti genitori e studenti se l’organo di partecipazione è sterilizzato?
Quanti sono i Collegi dei docenti che hanno “programmato l’azione educativa” e hanno controllato la validità delle strategie adottate? Come possono essere coinvolti genitori e studenti se le strategie educative non sono esplicitate e validate?

di Enrico Maranzana