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La crisi degli istituti tecnici

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Scriveva un umorista su La Sicilia di ieri che ai turchi sarebbe bastata Mariastella Gelmini per distruggere la scuola e non le epurazioni dei prof dopo il colpo di Stato. E forse non si sbagliava perché, come scrive Il Sussidiario, a sei anni dalla riforma Gelmini, entrata in vigore nel 2010-2011, se raddoppiano le iscrizioni i linguistici, crollano classico, scientifico e istituti tecnico-professionali, mentre fanno il boom i nuovi magistrali, i licei “light” con meno ore di latino e matematica.

 

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Gli istituti professionali in modo particolare, in sei anni hanno ceduti agli istituti concorrenti circa 23mila ragazzi letteralmente fuggiti: su tutti, i licei delle scienze umane (i “light”) presto non solo supereranno i classici, ma faranno incetta di moltissime iscrizioni a tecnici o professionali. I licei scientifico e classico calano leggermente, ma appunto salgono enormemente le altre 4 forme previste dalla nuova riforma.

La tendenza a evitare le discipline più difficili, sarebbe il motivo di tanto stravolgimento, scelta che non sempre alla lunga premia. La manualità, la propensione alla tecnica e lo studio professionale è stato messo in crisi ma più che altro per formazione antiquata e pochissimo incontro con il mondo reale delle aziende e non  perché l’educazione “tecnica” è fallimentare.