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Aggiornato il 10.12.2025
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La Cucina italiana è Patrimonio Unesco: cosa dicono le nuove Indicazioni Nazionali sull’alimentazione

L’Unesco ha riconosciuto la cucina italiana come patrimonio mondiale dell’Umanità. Una decisione festeggiata da più parti, e anche nel mondo della scuola. “È un motivo di profondo orgoglio per il nostro Paese: un tributo alla qualità straordinaria dei nostri prodotti e un attestato al valore culturale e identitario che la nostra cucina porta con sé“, ha detto il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara. “I saperi artigianali e la trasmissione intergenerazionale delle tecniche della nostra tradizione culinaria sono parte integrante della storia italiana”.

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Le parole del ministro Valditara

“Nelle nostre scuole questo patrimonio vive ogni giorno sia nei percorsi degli istituti alberghieri e agrari sia nelle attività di educazione alimentare che avvicinano i giovani alla ricchezza delle loro radici”, ha aggiunto il Ministro. “Il riconoscimento Unesco è anche merito del lavoro straordinario che ogni giorno viene fatto nelle nostre scuole tecniche e professionali, valorizzando le tradizioni con uno sguardo aperto all’innovazione e al futuro. Ringrazio tutti coloro che contribuiscono a mantenere vivo questo nostro straordinario patrimonio, simbolo di creatività e identità nazionale”.

La posizione del sottosegretario Frassinetti

A esprimere soddisfazione anche altri esponenti del Governo Meloni. “Le tradizioni culinarie italiane, apprezzate in tutto il mondo, ora entrano a far parte del patrimonio dell’umanità andando a rafforzare il nostro ‘made in Italy”, ha detto Paola Frassinetti, sottosegretario all’Istruzione e al Merito. La notizia arriva nel giorno della pubblicazione da parte del Ministero delle nuove indicazioni nazionali – alle quali Tecnica della Scuola ha dedicato uno speciale – per il primo ciclo. Ma cosa dicono tali indicazioni a proposito dell’alimentazione?

L’importanza di un’alimentazione sana a scuola

Abbiamo scandagliato le oltre cento pagine del documento alla ricerca della risposta. Il tema (come già avveniva nelle indicazioni nazionali del 2012) è al centro degli obiettivi generali al termine della scuola primaria. Uno di essi è proprio “riconoscere l’importanza di uno stile di vita sano”, e dev’essere raggiunto “imparando a conoscere le proprie e altrui emozioni“, ma soprattutto costruendo “un positivo rapporto con la propria corporeità e acquisendo sane abitudini alimentari“. Lo stesso obiettivo è previsto anche per la secondaria di primo grado.

Contrastare gli stili di vita sedentari

Un aspetto centrale, insomma, secondo gli uffici di viale Trastevere. Specie alla luce di “una vita sempre più sedentaria e l’uso spesso incontrollato, fin dalla tenera età, di dispositivi digitali”, nonché “dell’abbandono precoce delle pratiche motorie e sportive e l’errata alimentazione“. Per contrastare questa tendenza, la scuola si impegna a favorire sin dalle prime classi “l’adozione di corretti stili di vita in termini di sensibilizzazione ad una corretta alimentazione“, ma anche “all’igiene personale e all’esperienza delle pause attive per la necessaria distensione”.

Migliorare il vocabolario legato al cibo

Come ricordato in un altro approfondimento, particolare attenzione nelle nuove linee guida è dedicato alla cura delle parole, anche attraverso una maggiore promozione allo studio del latino. Da questo punto di vista, si legge nelle Indicazioni Nazionali, occorre migliorare “il vocabolario legato all’alimentazione e alla vita quotidiana”. Il tema rientra anche nella formazione scientifica. Su questo fronte si chiede alle scuole di “approfondire il rapporto tra scienza e salute, esaminando fattori come alimentazione e prevenzione delle dipendenze”.

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