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La geografia nelle scuole del bel Paese

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  • GUERINI
Vogliamo richiamare l’ attenzione su una questione che, nella complessità delle problematiche che assillano la scuola italiana, potrebbe apparire di scarso rilievo ma che, invece, riguarda da vicino la qualità dell’insegnamento e l’efficacia della formazione dei futuri cittadini e della forza lavoro di questo Paese.
Le nostre preoccupazioni non si fermano alla semplice e, di questi tempi, vitale difesa del posto di lavoro – diritto sancito dalla nostra Costituzione ma che sembra non trovare applicazione in concreto – ma abbracciano tutta una serie di riflessioni sulla qualità dei risultati dei processi formativi. Da diversi anni, la geografia, uno dei saperi fondamentali di qualsiasi civiltà, vive una paradossale situazione di frammentazione dei programmi e dei temi che, alla luce dei risultati osservabili, non ha giovato né alla disciplina stessa né, tanto meno, alle generazioni di studenti che, sempre in misura minore, dimostrano di avere padronanza e consapevolezza geografica.
Senza cadere in tecnicismi, è facile osservare come, data la sua natura di disciplina di sintesi, in cui convergono saperi e conoscenze afferenti a diverse aree (scientifica, umanistica, economica), gli attuatori delle varie riforme scolastiche hanno creduto di poterla attribuire a docenti dell’una o dell’altra area, quasi sempre privandola di quella sintesi che ne costituisce la specificità e che solo l’occhio acuto del Geografo è in grado di assicurarle.
Ed ecco che ad insegnare geografia nella scuola secondaria di primo grado e nei bienni dei Licei sono stati e sono docenti, sicuramente molto preparati nelle discipline storiche e letterarie, ma con un solo esame di geografia nel piano di studi, a confermare una vecchia e, purtroppo, mai superata visione ancillare della geografia rispetto alla Storia. Suona, perciò, quasi come realistica assonanza che la classe dirigente di un Paese afflitto dal rischio idrogeologico e dall’abusivismo abbia recato tanti danni al territorio, se è vero che nei Licei la geografia poco si insegna e non è mai stata insegnata come la complessità della disciplina richiederebbe.
Se a ciò si aggiunge la contrazione oraria ed il declassamento della geografia da disciplina di indirizzo a materia generale, operato dalla recente quanto sciagurata riforma che ha privato i nuovi tecnici economici della geografia Economica, l’unica materia in grado di fare da collante tra i diversi saperi e restituire una visione globale, è facile intuire la qualità della formazione dei nuovi diplomati tecnici. Basti considerare la reazione della maggior parte degli studenti alla traccia del tema storico sui Paesi BRICS: solo in pochi, in prevalenza negli Istituti Tecnici, hanno dimostrato di possedere le conoscenze necessarie alla trattazione di un tema a carattere geografico, più che storico.
E’ avvilente osservare come i futuri cittadini del mondo globale non conoscono né il locale né, a ragion veduta, il globale. Ma l’ultimo e, forse, più grave attacco alla geografia nella scuola è arrivato, sempre in epoca Gelmini e con il beneplacito delle maggiori sigle sindacali, con la cosiddetta atipicità e con la possibilità data ai docenti di discipline scientifiche di insegnare geografia.
Tale transitoria possibilità si è trasformata in una vergognosa corsa all’accaparramento delle ore e alla patetica rivendicazione di diritti che poco hanno giovato alla professionalità della classe docente e ancor meno gioveranno alla formazione dei futuri diplomati. Facciamo un po’ di chiarezza: per accedere all’insegnamento di geografia – classe di concorso A039 – un laureato in Lettere, geografia e discipline economiche deve aver sostenuto quattro esami annuali, se vecchio ordinamento, o 24 crediti nel settore scientifico disciplinare MGGR01 più 24 nel MGGR 02, se nuovo ordinamento, mentre per accedere alla classe di concorso A060 Scienze naturali, chimica e geografia, microbiologia occorre aver sostenuto esami afferenti al settore GEO 04, nelle facoltà scientifiche.
Non occorre ribadire che le Scienze naturali sono ben altra disciplina rispetto alla geografia e non deve trarci in inganno la parolina geografia, a fare da residuato di una vecchia quanto superata impostazione, perché altrimenti significherebbe che la Dirigenza Ministeriale, qualsiasi essa sia, non ha ben chiaro che lo sviluppo di un territorio, la gentrification di un centro storico, la sostenibilità ambientale o lo sviluppo del sistema globale partono da una consapevolezza ragionata di ciò che è il territorio su cui si va ad agire. Il territorio è per definizione sintesi tra uomo e ambiente e, sempre per definizione, la geografia è la scienza che studia il rapporto tra l’uomo e l’ambiente andando ad analizzare le reciproche interazioni tra i fattori naturali e quelli antropici. Ne consegue che un approccio puramente scientifico quale quello condotto da docenti di area scientifica è privo di quella sintesi che, invece, caratterizza le discipline geografiche. Non a caso, nel primo anno del biennio è presente un insegnamento di Scienze Integrate-Scienze della terra che focalizza la propria attenzione sugli aspetti fisici dello spazio e che è, giustamente, assegnato ai docenti abilitati nella classe di concorso A060.
Gli insegnanti di geografia non sono i soli a denunciare la conoscenza deficitaria della stessa nell’ambito dell’istruzione italiana, alla loro voce fa eco la denuncia di personalità del mondo della cultura italiana ed internazionale, consapevoli che non si può essere “cittadini del mondo” se prima non si conosce il proprio Paese come non si può parlare di interculturalità se non si conoscono le diverse culture. Questa è la geografia: un punto di indispensabile intersezione tra la scuola e il mondo circostante e suona come un macabro ossimoro che un Paese come l’Italia abbia ridotto ai minimi termini, spesso affidandolo a chi non possiede le competenze necessarie, l’insegnamento di due discipline che dovrebbero essere dei dogmi della nostra scuola: geografia e storia dell’arte.
Qualora abbiate avuto la pazienza di leggere questa nostra denuncia e ne condividiate i contenuti, ci auguriamo che vogliate sostenere e coltivare la passione per la geografia e per l’arte, l’unica strada che abbiamo per far sì che questo Paese continui ad essere ricordato come il bel Paese.