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Aggiornato il 29.08.2025
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La libertà educativa? Una posizione ideologica che non garantisce il merito ma l’appartenenza dei prof

Pasquale Almirante

Anche la destra della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si schiera a favore della scuola privata, sbandierando il principio ideologico della libertà di scelta educativa, secondo la quale i genitori iscrivono i figli presso un Istituto scolastico preciso, basandosi su un modello di istruzione più vicino ai loro principi, siano essi religiosi, didattici, sociali, ma anche politici e ideologici.

E perché una scuola possa mantenere tali caratteristiche e fornire una istruzione consona con le sue promesse educative, chiamerà i docenti secondo la loro formazione religiosa, politica, ideologica ecc.

Infatti, se i docenti in queste scuole fossero nominati sulla base delle graduatorie nazionali, come avviene nella istruzione pubblica, non sarebbero più private e non garantirebbero più quella libertà di scelta educativa di cui anche la destra di Meloni parla. 

Scelta che viene garantita invece solo se il gestore privato chiama a insegnarvi chi assicura quel modello culturale ed educativo che lui desidera e che propone alla sua utenza.

E così, una scuola cattolica chiamerà a insegnarvi non certamente un prof di cultura islamica, né una scuola privata, finanziata da islamici, e dunque con ragazzi iscritti in quelle classi secondo il principio di libertà di scelta educativa, arruolerà mai prof cattolici, ma solo di esclusiva formazione maomettana.

Perché su questa china, finanziando le scuole private, anche contro il dettame della nostra Costituzione, che le garantisce “ma senza oneri per lo Stato”, nulla impedisce alle altre tante comunità politiche e religiose presenti in Italia, di costruirsi a propria scuola, coi propri docenti e il proprio personale. 

Tante cittadelle della cultura, ognuna con la propria formazione e idealità, in concorrenza fra loro, in perfetta antinomia con la scuola pubblica dove convivono nella stessa classe docenti di varia estrazione culturale con alunni di varia provenienza e condizione sociale, perchè anche la condizione sociale può essere una discriminante per la “scelta” di libertà educativa.

Sicuramente, fa riflettere questa posizione della destra italiana che per sua natura e sua storia è stata sempre statalista, favorevole al pubblico in ogni sua espressione culturale a cominciare appunto dalla istruzione, ricordando che fu il fascismo, per esempio, a togliere i monopolio dell’educazione alla chiesa.

E fa riflettere pure non fare riferimento a quell’articolo 33 della CostituzioneL’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato. La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme.

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