In Italia aver superato un concorso ed essersi abilitati con un corso selettivo non basta più. Per restare competitivi nelle GPS per le supplenze annuali, anche mezzo punto può fare la differenza.
Ed è qui che entra in gioco la nuova classe di concorso per insegnare italiano agli stranieri: dà tre punti. Tre punti che per molti docenti che hanno pagato il corso per abilitarsi in presenza e con due tirocini significano indebitarsi di altri 1.500 euro solo per potersi iscrivere.
Non basta neanche avere un CLIL: se ne prendi tre e aggiungi altre certificazioni linguistiche, il punteggio triplica. Così chi può spendere accumula vantaggi enormi, mentre chi ha lavorato sul campo, chi è idoneo e abilitato, resta ignorato e penalizzato nelle GPS. Chi ha deciso questo sistema? I tre punti per la nuova classe di concorso sono stati introdotti per fare che cosa?
Di fatto premiano chi ha scelto scorciatoie all’estero per saltare le selezioni, chi ha certificazioni e lauree in lettere conseguite in men che nulla senza passare per il merito reale. Queste persone, perché chiamarli insegnanti è troppo, sono ora inserite nelle graduatorie e occupano incarichi che avrebbero dovuto andare a chi ha superato un concorso e ha in tasca l’abilitazione. Da due anni viene denunciato questo meccanismo ingiusto. I sindacati guardano dall’altra parte, le regole favoriscono chi paga e ignorano chi merita. Il risultato è una scuola che premia il portafoglio e non il merito, e docenti costretti a indebitarsi solo per sopravvivere nel sistema.