Il 28 novembre la Confederazione COBAS ha convocato lo sciopero generale dell’intera giornata per tutto il lavoro pubblico e privato. I COBAS Scuola, che fanno parte della Confederazione COBAS, promuovono lo sciopero di tutti gli ordini di Scuola sulla base di questa piattaforma.
Negli ultimi 30 anni, il potere d’acquisto di docenti ed ATA si è ridotto del 30%, a causa di contratti scaduti, aumenti irrisori e un’inflazione galoppante. Ad aggravare la situazione, gli aumenti del contratto-miseria, appena firmato, non solo non compensano minimamente il forte calo del valore dei salari degli ultimi decenni, ma sono anche ben lontani dal coprire l’inflazione del 14,8% dell’ultimo triennio, visto che gli aumenti sono solo del 6%. Questa continua perdita svaluta la funzione educativa, impoverendo le condizioni di vita di docenti e ATA. Il recupero del 30% del potere d’acquisto è una necessità di giustizia e dignità sociale. La qualità dell’istruzione dipende anche dal riconoscimento economico di chi quotidianamente costruisce il sapere e le relazioni.
Il personale scolastico merita una pensione corrispondente all’ultimo stipendio. Il Fondo Espero, promosso dai sindacati “rappresentativi” e dall’amministrazione, è un modello inaccettabile di privatizzazione della previdenza, così come è inaccettabile il silenzio- assenso per i neo assunti. Sono invece necessarie risorse pubbliche per rafforzare il sistema previdenziale, garantendo un’uscita dal lavoro a un’età compatibile con la fatica fisica e psicologica che l’insegnamento e i compiti ausiliari comportano (lavori gravosi e usuranti).
Il precariato nella scuola è una ferita aperta da decenni. Più di 200.000docenti e ATA vivono in una condizione di instabilità cronica, passando da un contratto all’altro, spesso lontani da casa, privi di continuità didattica e di tutele. Questa situazione non solo penalizza i lavoratori/trici, ma danneggia la qualità dell’insegnamento. È necessario assumere “in ruolo” su tutti i posti vacanti e disponibili in organico, con stabilizzazioni immediate tramite procedure snelle e trasparenti e ripristinando il “doppio canale”.
La frammentazione della professione docente in una molteplicità di ruoli e contratti differenziati ha creato disuguaglianze ingiustificate e un indebolimento complessivo della categoria. La proposta di un ruolo unico dei docenti, che comprenda l’istruzione statale dall’Infanzia alla Secondaria di secondo grado, intende riconoscere l’unitarietà della funzione docente. L’insegnamento, pur con le specificità dei diversi ordini e gradi, è fondato sulla medesima finalità educativa e formativa. Il ruolo unico supererebbe disparità contrattuali e di percorsi di carriera, favorendo una retribuzione equa e commisurata alla professionalità.
Seppur diviso in provvedimenti specifici, si tratta di un disegno complessivo che punta a completare l’aziendalizzazione della scuola tramite la differenziazione e gerarchizzazione dei docenti e la subordinazione degli organi collegiali al dirigente-manager, asservendo la scuola alle scelte imprenditoriali che privilegiano lavoratori precari e a basso costo.
La qualità dell’istruzione passa anche attraverso le condizioni materiali in cui si apprende e si insegna. Classi sovraffollate con oltre 25 o 30 alunni/e impediscono un lavoro didattico efficace, aumentano lo stress dei docenti, riducono l’attenzione verso i singoli e l’inclusione. Va fissato per legge un numero massimo di 20 alunni/e per classe, che scenda a 15 in presenza di alunni/e con disabilità: è un investimento per la qualità, l’inclusione e per la salute psico-fisica del personale e degli studenti/tesse. Ridurre il numero degli alunni/e crea nuovi posti di lavoro, migliora la relazione educativa e consente una didattica individualizzata.
E’ un documento fortemente ideologico, intriso di nazionalismo, che utilizza la “personalizzazione” e la “valorizzazione dei talenti” come strumenti di selezione classista L’obiettivo è costruire nel tempo l’egemonia politico-culturale della destra. Denunciamo l’ossessione identitaria e occidentalista, evidente soprattutto nell’insegnamento della storia, e la deriva autoritaria dell’intero impianto, in contrasto con l’idea di una scuola democratica, pluralista e aperta. In tale direzione è grave che il MIM abbia recentemente censurato un corso di formazione sull’educazione alla pace.
L’AD non garantisce i servizi essenziali e i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale, frammenta scuola e sanità creando disuguaglianze nell’offerta formativa, nei diritti sociali, in particolare nei diritti all’istruzione e alla salute della popolazione.
Nello sciopero del 28 novembre si svolgeranno manifestazioni territoriali: a Roma si effettuerà un corteo che andrà da P. Indipendenza (ore 9.30) a P. Barberini, passando accanto a ministeri e luoghi istituzionali di rilievo.
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