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La Piazza, finalmente?!

Lo scrittore Aldo Cazzullo, in una trasmissione televisiva, ha affermato che gli italiani sono un popolo cattivo, un popolo che sembra inattivo, per poi presentare il volto più violento: Piazzale Loreto, ad esempio, ne è una testimonianza. Un’affermazione che nasce dalla visione globale della storia della nostra Italia, in particolare dalla pagina della Resistenza. La storia…! E, se ci facciamo caso, essa non si tradisce mai.

Assistiamo a una sorta di ritorno in ciò che sta accadendo in alcune “piazze” europee, che denunciano, senza antichi forconi, il malessere di una quotidianità che fatica a coesistere con ogni forma di limite accettabile di vivenza. Sono voci di fronte alle quali l’attenzione appare flebile, come distratta; eppure, dovrebbero arrestarci e farci riflettere, se ancora guardiamo alla storia e cogliamo l’elemento che accomuna la stessa nel suo tempo, anche distante: la piazza, o, se vuoi, le piazze.

Anche oggi, in questo tempo social, in cui si crede che le relazioni virtuali possano sostituire quelle reali, finendo spesso per generare soltanto l’illusione di una relazione autentica, la PIAZZA ci spiazza e ci lascia attoniti, perché mai avremmo pensato che la Generazione Z, o 4.0, potesse avere un suo pensiero critico, una sua umana anima…

E le nostre Piazze? Ci è consegnata l’opportunità di poter finalmente denunciare il nostro malessere, la nostra fatica feriale, giorno dopo giorno. Per noi SCUOLA significa far tacere gli slogan pubblicitari a ridosso degli appuntamenti elettorali, o le narrazioni da Alice nel Paese delle Meraviglie, se si guarda al reale, che racconta un’altra verità: quella di un’inflazione che mangia gli spiccioli, che si sgranano come aumenti. Significa rendere vita ciò che da tempo non è altro che carte e scartoffie, promozioni, il voto del consiglio…, obbligate per un soldo in più; significa non confondere, o trasformare, il corpo Scuola in un Azzeccagarbugli, immerso tra parole e parole e appuntamenti che di tutto sanno, tranne che di Scuola; significa non dover temere manette prossime ai polsi se, per una distrazione, appena Essa osa richiamare, interpellare, direi EDUCARE: disgraziati Decreti Delegati!

Ma c’è ancora speranza. C’è ancora Scuola, se cogliamo questa opportunità di ampliare la nostra Piazza per accogliere le altre Piazze, superando quel nostro egoismo che La presenta come arcipelago, anziché come Terra, Paese, Stato. POPOLO.

La Storia non si tradisce mai e mai, dopotutto, l’Uomo muore. Nulla muore, tutto si trasforma. Direi: tutto si riconsegna.

Un’altra Resistenza, un altro BOOM, un’altra Italia. Un’altra Scuola. La SCUOLA.

Mario Santoro

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