La Rete Nazionale degli Istituti Tecnici è intervenuta il 2 luglio 2026, al Senato, presso la Sala Koch di Palazzo Madama, nell’ambito della riunione plenaria dell’Intergruppo parlamentare sui diritti fondamentali della persona, dedicata al tema “Diritto all’istruzione: scuola, università, ricerca e cultura”, promossa dalla vicepresidente del Senato Mariolina Castellone.
A rappresentare la Rete sono stati Fabrizio Leverone e Francesca Galdenzi, che hanno illustrato ai presenti le criticità della riforma degli istituti tecnici introdotta con il decreto ministeriale n. 29 del 2026.
Più di 100.000 studenti si troveranno a settembre a intraprendere un percorso scolastico diverso da quello scelto sulla base dell’offerta formativa presentata durante le giornate di orientamento, in molti casi senza esserne stati informati. A iscrizioni scolastiche concluse, il Governo ha emanato la riforma in oggetto, che modifica radicalmente l’ordinamento degli istituti tecnici: una situazione che lede il diritto delle famiglie a una scelta realmente consapevole e informata.
A tal proposito, è stato ricordato il ricorso straordinario dei genitori al Presidente della Repubblica, recentemente depositato con il sostegno legale ed economico della CGIL, per chiedere la sospensione della riforma.
A ciò si uniscono le molteplici criticità sul piano didattico. Anzitutto, la soppressione del biennio comune, tradizionale spazio di orientamento e riorientamento degli studenti, risultato dell’anticipazione delle discipline di specializzazione già al primo anno, oltre alla riduzione del monte ore di discipline umanistiche e scientifiche.
“La scuola tecnica italiana – hanno affermato Leverone e Galdenzi – non deve limitarsi ad addestrare lavoratori per rispondere alle esigenze contingenti del mercato, ma deve formare cittadini consapevoli, persone capaci di comprendere, progettare e innovare, offrendo gli strumenti culturali necessari per affrontare l’intera vita professionale e, se lo desiderano, proseguire con successo gli studi universitari.”
Gli istituti tecnici hanno storicamente consentito a generazioni di studenti, anche provenienti da contesti sociali ed economici più deboli, di accedere alla formazione universitaria o di inserirsi con competenze solide nel mondo del lavoro. La riforma rischia di compromettere la funzione culturale e formativa di questi percorsi, orientandoli prevalentemente all’inserimento immediato nel mercato del lavoro.
La Rete Nazionale degli Istituti Tecnici ha quindi chiesto una presa di posizione pubblica del Parlamento e del Governo affinché venga sospesa l’applicazione della riforma per l’a.s. 2026-27 e si apra un reale confronto con docenti, studenti, famiglie, università e mondo produttivo. A sostegno di tale richiesta, è stata richiamata la decisione del Ministero dell’Istruzione e del Merito di rinviare di un anno l’applicazione della riforma nella Provincia autonoma di Trento, a dimostrazione che esistono margini per una revisione del provvedimento.
“L’istruzione è un diritto fondamentale e non può essere condizionata dal luogo in cui si vive né da riforme introdotte a iscrizioni concluse”, hanno concluso i rappresentanti della Rete.
Rete Nazionale Istituti Tecnici