Prima Ora - Notizie del 9 giugno 2026

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25.05.2026
Aggiornato alle 12:32

La Riforma dei Tecnici va cambiata

La riforma degli Istituti Tecnici sta suscitando, come noto, numerose polemiche non solo a causa del rischio legato alla potenziale riduzione degli organici ma anche per via delle pesanti ricadute didattiche che gli attuali quadri orari prospettano, cupi, all’orizzonte.  

Innanzitutto non è chiaro come si possa pensare che una riduzione delle ore possa giovare alla qualità degli insegnamenti. In tale ottica appare evidente che se si fosse voluto promuovere una riforma realmente virtuosa e non al risparmio, si sarebbe dovuto, perlomeno, conservare il numero di ore esistenti per disciplina, se non aumentarlo, come in realtà sarebbe auspicabile nell’ottica di un miglioramento complessivo dell’offerta formativa.  

Inoltre, se si analizza il caso dell’indirizzo “Meccanica, meccatronica ed energia”, si nota come la riforma tenda a disarticolare la didattica del primo biennio, forgiando quel “monstrum” informe quali sono le “Scienze sperimentali” e falcidiando orribilmente le “Tecnologie e tecniche di rappresentazione grafica”, apparentemente puntellate da nuove discipline che, al momento attuale, sono meno concrete degli evanescenti treni di Tozeur.  

Parimenti il “triennio” risulta fortemente destrutturato. Inspiegabilmente scompare la storica disciplina di “Sistemi e automazione” (una vera vittima eccellente di questa riforma!), fatto del tutto inesplicabile nell’era dell’automazione e dell’intelligenza artificiale. Altrettanto incredibilmente fa la sua apparizione una fantomatica “Organizzazione e manutenzione dei processi e dei sistemi produttivi”, la cui concezione trae probabilmente ispirazione dalla cannibalizzazione della rispettabile disciplina di “Disegno, progettazione e organizzazione industriale” e da un noto indirizzo, peraltro assai interessante anche se, a questo punto, ridondante, dell’istruzione professionale, la quale, per inciso, ha incarnato una delle Muse di questa riforma.  Non è chiaro poi quanta meccanica si potrà insegnare agli studenti se ora è previsto anche l’insegnamento, nella medesima disciplina, della robotica, così come andrebbe chiarito come possa essere possibile scindere il disegno dallo studio degli impianti. In tale ottica l’articolazione “Energia” pare essere quella dove la fantasia ha lavorato maggiormente a briglia sciolta. 

Una riforma della scuola dovrebbe risultare migliorativa e non dannosa come purtroppo appare al momento attuale e spiace che l’Italia debba pagare i finanziamenti ricevuti con il PNRR smantellando la propria istruzione tecnica, adducendo ragioni che nulla hanno a che fare con un processo di miglioramento continuo della scuola. E’ altresì assurdo che le risorse finanziarie ricevute dagli Istituti Tecnici, grazie ai fondi del PNRR, non siano state preventivamente indirizzate verso un intervento organico e progettuale di carattere propedeutico all’introduzione della riforma stessa mentre, come noto, queste sono state liberamente spese dalle varie scuole, le quali hanno legittimamente proceduto “in ordine sparso”. 

Non resta che sperare che il Ministero voglia rivedere, almeno in parte, tale riforma, coinvolgendo, perché no, anche i docenti nonostante sembri che questi non possano più avere alcuna voce in capitolo mentre sarebbe molto utile se l’esperienza maturata dagli insegnanti nel corso degli anni potesse in qualche modo contribuire a trasformare realmente la scuola in un mondo migliore. 

Apollonio Bonifazi

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