A conclusione della fase delle iscrizioni per il nuovo anno scolastico, il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha dispiegato una narrazione trionfalistica per magnificare i presunti successi del modello 4+2. Di fronte a un progetto che riduce i tempi dell’apprendimento per sottomettere la scuola pubblica alle esigenze delle imprese, il Ministro parla, con linguaggio orwelliano, di un “bilancio estremamente positivo”. Tuttavia, sollevando il velo della propaganda, emerge una realtà strutturale ben diversa: una silente ma netta diffidenza da parte di famiglie e studenti verso l’aziendalizzazione dell’istruzione.
Il cuore ideologico della riforma è il concetto di “filiera”, un termine importato dal lessico imprenditoriale. L’obiettivo è piegare il sistema scolastico alle necessità del “mondo produttivo”. Il Ministero celebra un presunto “raddoppio” delle iscrizioni al 4+2 (da 5.449 a 10.532). Ma questo non è il frutto di un rinnovato patto di fiducia con le famiglie: è l’esito di una spietata pressione ricattatoria. Molte scuole, minacciate dalla denatalità e dallo spettro del dimensionamento scolastico, sono state costrette ad aderire per sopravvivere e intercettare fondi. L’offerta autorizzata dal MIM è cresciuta del 133% (da 300 a oltre 700 scuole), saturando i territori nel disperato tentativo di raschiare il barile delle iscrizioni. I numeri assoluti restano impietosi: a fronte di circa 10.000 iscritti ai percorsi brevi, gli istituti tecnici e professionali ordinari di cinque anni continuano a registrare la schiacciante maggioranza delle preferenze (circa 150.000).
Il MIM sostiene, sfidando le leggi basilari della pedagogia, che sia possibile garantire le “stesse competenze” condensando e tagliando i saperi. Ma il tempo, in educazione, non è una variabile comprimibile a uso e consumo di una catena di montaggio. Accorciare il percorso significa negare all’adolescente il tempo dell’errore e della maturazione critica. Le famiglie hanno compreso l’inganno: “uscire prima da scuola” non significa “trovare lavoro prima”, ma produce lavoratori subalterni, precari e ricattabili.
La frammentazione dei percorsi, il sottofinanziamento strutturale della scuola statale e i continui regali alle paritarie rispondono a un unico disegno: trasformare il diritto allo studio in un mercato. Per fermare questa deriva mercantile è necessaria un’alleanza organica tra studenti, docenti e genitori, per ripristinare una Scuola della Costituzione: unitaria, democratica ed emancipatrice.
Marco Bizzoni