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La scuola e il tablet

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L’utilizzo delle nuove tecnologie, se sta lentamente prendendo piede nelle scuole superiori, non pare seguire le stesse vicende negli Istituti Comprensivi dove rimangono relegate a piccole e singole sperimentazioni.

Secondo Wired.it queste sperimentazioni sono più utili agli insegnanti che agli alunni per prendere le misure didattiche delle classi in un’ottica innovativa.

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Infatti le sperimentazioni digitali dentro la ex media, suggerisce l’articolo,  rimarranno tali soltanto se la formazione degli insegnanti andrà di pari passo con le possibilità offerte dalla digitalizzazione delle scuole: in didattica, infatti, poco possono fare gli strumenti, e moltissimo può fare una classe docente preparata, anche ma non solo, all’uso delle nuove tecnologie.

Un tablet può ugualmente essere un buono strumento oppure un oggetto inutile; una fonte di distrazione e la causa di un inaridimento della materia e della sua complessità, oppure una porta per la scoperta dei possibili collegamenti tra le diverse materie; può essere un invito all’approfondimento così come la scusa per distrarsi facilmente. La differenza la fa l’insegnante. Esattamente come succede all’interno di una normale classe.

La necessità di interessare, includere e coinvolgere i ragazzi – e a maggior ragione i bambini – è sicuramente la prima emergenza nazionale, dal punto di vista della didattica. Ma riuscire a costruire classi attente e dall’alto grado di apprendimento complessivo, all’interno di una scuola abbandonata economicamente, iperburocratizzata e che ha visto quasi duplicare il numero dei minori per classe rispetto a 25 anni fa, non è certo facile.

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Tuttavia, secondo Wired.it, la scuola deve fare molta attenzione a non giustificare con la digitalizzazione le sue pecche principali. La necessità di coinvolgere i ragazzi deve passare attraverso l’attivazione delle singole intelligenze, e non attraverso la somministrazione passiva di nozioni. E questo deve avvenire in una classe classica così come in una super digitalizzata.

Vogliamo una scuola diversa? Una scuola che includa, che renda partecipi, che interessi, che approfondisca, che formi, che rinforzi i singoli ma anche i gruppi, che sostenga gli insegnanti invece che abbandonarli nella loro solitudine burocratizzata? Soltanto una trasformazione come questa potrà salvare il senso della scuola. E la digitalizzazione, in questo senso, non potrebbe che aiutare.