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La scuola non va lasciata sola

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Le scuole hanno riaperto grazie agli insegnanti, al loro coraggio e al loro desiderio di rivedere i loro allievi, nonché grazie al loro lavoro.

Se qualcuno si fosse affacciato anche solo nel cortile di una scuola nelle prime due settimane di settembre, avrebbe visto tante persone con in mano pennelli, secchi di vernice, nastro adesivo, scatoloni trasportati fuori dalle aule e se fosse entrato avrebbe visto  persone inginocchiate a terra ad incollare adesivi per stabilire le posizioni dei banchi o quelli degli allievi in palestra e nei corridoi.

Queste persone erano insegnanti, lasciati soli ad affrontare ogni genere di difficoltà, come succede da molti anni, ed in particolar modo dai tempi della riforma Gelmini del 2009, che ha ridotto la scuola in una condizione di deprivazione di risorse inaccettabile.

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Queste e questi insegnanti avrebbero potuto impiegare meglio il loro tempo, dedicandosi alla progettazione di attività didattiche alternative alla lezione frontale, che permettessero non solo di riaprire in sicurezza, immaginando una didattica all’aria aperta e attività svolte contattando risorse e associazioni del territorio, ma anche di farlo con maggiore efficacia didattica, considerando tra l’altro la necessità di recuperare ciò che è stato perso nella didattica a distanza dello scorso anno scolastico.

Ciononostante la maggior parte delle scuole ha riaperto e forse in questo momento le scuole sono il luogo più sicuro per i giovani e gli adolescenti.

Il problema è che la scuola viene lasciata sola anche adesso. Sembra essere infatti l’unica istituzione, insieme alle strutture del sistema sanitario, impegnata nel far rispettare le regole a giovani ed adolescenti i quali, appena usciti dal cancello, tolgono la mascherina e, dopo una mattinata passata rispettando i distanziamenti si ammucchiano senza minimamente considerare il rischio che fanno correre ai loro genitori, ai loro nonni e a tutti i loro parenti.

Uscendo la sera continuiamo inoltre a vedere assembramenti impressionanti di giovani, senza che nessun controllo venga messo in atto dalle istituzioni locali.

L’andamento dei contagi sembra dirlo chiaramente: durante l’estate i giovani hanno contribuito enormemente a diffondere il virus. Infatti l’età media si è notevolmente abbassata. Ora lo stanno portando nelle proprie famiglie e l’innalzamento dell’età media dei contagiati sembra esserne un chiaro indicatore.

Un appello alle istituzioni: non lasciate la scuola da sola anche in questo frangente. Non si può pensare che la scuola risolva tutti i problemi. Sicuramente può dare un proprio importante contributo, insegnando all’interno delle scuole come comportarsi per mantenere la socializzazione convivendo con il virus, ma all’esterno occorre che da parte delle istituzioni locali vengano messi in atto controlli molto più seri per evitare gli assembramenti serali senza mascherina, a volte non indossata neanche da cuochi e camerieri.

 Penso inoltre che occorrerebbe, da parte del Ministero della Salute, un’incisiva campagna di informazione specificatamente rivolta ai giovani, che deve passare soprattutto attraverso i social media da loro più utilizzati, visto che spesso non si informano attraverso radio, televisione e giornali.
Altrimenti questa volta lasciare da soli gli insegnanti significherà andare verso il disastro.

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