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La “sindrome della capanna” tra i ragazzi costretti a casa

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La “sindrome della capanna” è un comportamento che si sta diffondendo tra  ragazzi costretti dal lockdown a cambiare stile di vita: spazi sociali ridotti, niente allenamenti né sport, niente uscite serali, niente uscite in giro con il motorino, niente incontri o feste di compleanno e di maturità, nessun momento di corteggiamento. 

E per aiutarli a superare questo disagio, dice la psicologa psicoterapeuta Rosella De Leonibus, al Messaggero: «Dobbiamo guardare questo sintomo di adattamento eccessivo all’emergenza e provare a coinvolgere l’adolescente su cose che possono riguardarlo”, mentre se non seguono più le lezioni a distanza, spegnendo microfono e telecamera, non sembra una reazione così grave. 

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Spiega infatti l’esperta: “Quella della didattica online è una grande avventura di adattamento. Non è grave se decide di spengere video e microfono perché i ragazzi apprendono semplicemente ascoltando. Si distraggono, certo, ma lo fanno anche a scuola. Basti pensare che anche in presenza l’attenzione è alta solo nei primi 30 minuti massimo. La didattica a distanza è una sfida enorme per la scuola e buona parte del corpo docente ha attivato formule più interattive di coinvolgimento, chi no c’è riuscito sconta la fatica dell’attenzione. Studi affermano che è particolarmente complesso avere attenzione a lungo termine con la didattica a distanza perché si divide in due luoghi, la propria camera e il contesto online. Se docenti e studenti riescono a fare almeno la metà della didattica in maniera efficace è già un grande successo”.

Tuttavia le conseguenze reali delle mancata socialità sono rilevanti: “Più il bambino è piccolo e più le conseguenze sono importanti perché è a scuola che si strutturano abilità prosociali e sociali. I bambini, i ragazzi, ma anche noi adulti abbiamo già perso, dopo questi questi lockdown, l’abilità sociale di saper stare con altre persone nuove, che sono fuori dalla famiglia o dalle amicizie più strette. La buona notizia è che esiste una plasticità per cui i ragazzi potranno recuperare in futuro quanto hanno perduto ora. Molti bambini riferiscono già di avere difficoltà nel fare amicizia con nuovi bimbi perché indossano la mascherina, che in qualche modo filtra i loro comportamenti naturali. La scuola è un luogo educativo alla compresenza e dobbiamo tenerlo presente in futuro”.