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La storia di Alì, il ragazzino rifugiato afgano che voleva solo studiare (VIDEO)

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Quella di Alì è la storia in tremanda salita di un ragazzo afgano rifugiato: è in Italia da 16 anni, ha perso i genitori a sette anni, a seguito del bombardamento della casa.

Cinque anni dopo, è partito con il fratello più grande verso un paese estero, lontano dalla guerra: una sorta di viaggio nell’inferno. Purtroppo, nelle acque della Grecia ha perso anche il fratello.

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A quel punto, Alì, a soli 12 anni, si è trovato davanti ad un bivio: andare avanti o tornare indietro, tornando alla casa che non c’era ma dove permaneva la guerra.

Non ha avuto dubbi: ha continuato il suo processo di emigrazione. Perché era sì solo, ma anche con una grande forza interiore. Nella testa gli risuonavano le parole che il padre gli ha pronunciato tante volte: “nella vita devi studiare!”.

Per coronare il suo desiderio, Alì sapeva bene che sarebbe dovuto approdare in un Paese senza guerra. Senza il pericolo delle bombe.

Il suo percorso per arrivare in Italia è stato terribile. Da giovane, clandestino, con la forza della volontà. E della disperazione. L’ultimo tratto di strada è da racconto epico: aggrappato per ore sotto un camion.

 

 

“Questo ragazzo ha fatto tutti i lavori, sempre rimanendo sulla retta via”, racconta con soddisfazione l’eurodeputata Silvia Costa, che nella Commissione Cultura del Parlamento di Bruxelles si è tanto battuta per mantenere in vita i fondi Erasmus e i finanziamenti per il diritto allo studio europeo.

“Oggi – ci dice la Costa nell’intervista rilasciata alla Tecnica della Scuola – una persona come Alì si è potuta laureare alla Sapienza di Roma, può vivere nella casa dello studente e sta prendendo una laurea specialistica in diritto europeo. E mi pare una grandissima storia da raccontare”.

La parola passa al giovane afgano: “Vorrei ringraziare l’Italia, perché mi ha insegnato molte cose: mi ha dato il coraggio per andare avanti. L’università? È un percorso che fa diventare adulti e consapevoli. Qui ho conosciuto altri studenti di paesi diversi, con cui ho condiviso la loro cultura: a livello di esperienza, mi ha arricchito davvero molto”.

“In Italia pochi iscritti all’Università? Dobbiamo dargli coraggio, magari perché a volte non hanno un reddito adeguato. Dobbiamo fare crescere una cultura adeguata. A livello italiano, ma anche europeo. Per questo motivo dobbiamo abbattere le barriere”.

In bocca al lupo, Alì. A te e a tutti i ragazzi rifugiati del mondo.

 

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