Dario Stazzone, storico e critico d’arte, nonché cultore di Teoria e sociologia della letteratura, pubblica, per l’editore Algra, “Una scrittura della memoria. Saggio sulle narrazioni di Maria Attanasio”. Che è pure l’occasione per l’autore di fare una colta e puntale digressione sulla letteratura che ha coinvolto, contrassegnandola, gli scrittori siciliani, in modo particolare Sciascia e Consolo, ma anche Verga e Pirandello, mentre sullo sfondo appare, non solo la grande tradizione narrativa francese, ma anche il caposaldo del romanzo storico italiano, nell’opera di Alessandro Manzoni.

Riferimenti ineludibili del resto, considerato che l’opera complessiva della Attanasio (candidata al Premio Strega 2026 con il romanzo storico “La rosa inversa” (Sellerio), proposto da Ottavia Piccolo), in qualche modo, si incanala dentro questa importante tradizione letteraria che fa l’altro ha consentito alla Sicilia due Premi Nobel, mentre la ricerca storica e la sapiente scultura dei personaggi, da parte della scrittrice di Caltagirone, denota un patrimonio cultura rilevante, da cui attinge per creare struggimenti interpretativi e personaggi saldi nella tradizione della narrativa colta italiana.
Lavoro comunque complesso, quello di Stazzone, anche perché prende in esame tutta l’opera della caltagironese, escluse le sillogi poetiche, e il suo intero curriculum letterario, esaminando da diversi punti di vista, critici e storici, i romanzi finora pubblicati, partendo dal primo, “Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile”, fino all’ultimo che ha per protagonista Rosalie Montmasson, l’unica donna che si imbarcò con i Mille di Garibaldi, sull’onda dell’amore per Francesco Crispi che la lascerà per un’altra, sposandola addirittura. Personaggio femminile e figura nobile di emancipazione, su cui si è intrattenuto Marco Severini (“Le fratture della memoria”, Marsilio, p. 56) e che ancora suscita ammirazione per la sua forza e la determinazione. Anche questa citazione, per sottolineare, fa rilevare Stazzone, la duttile capacità dell’Attanasio di inoltrare il trascorso storico attraverso personaggi femminili per lo più scordati e rielaborarli grazie ai reperti documentali, dando così luogo ad un tracciato narrativo in cui il verosimile si appiglia alla menzione reale, accaduta.
Come interviene, scardinando certi luoghi comuni, esplorando il personaggio storico di Concetta La Ferla, “capopopolo e protofemminista”, fondatrice della sezione femminile del Pci di Caltagirone, proprio quando da quelle parti Mario Scelba, e dunque la Dc nata sulle orme di don Sturzo, primeggiava, anche se a pochi chilometri, come racconta Consolo nelle “Pietre di Pantalica”, si occupavano le terre e a Piazza Armerina albeggiava la Villa del casale.
Quindi, una riappropriazione del passato che questa volta è riportato attraverso il racconto diretto e in prima persona della militante comunista, paladina di emancipazione e libertà, mentre rimangono i documenti su cui l’autrice intesse le sue storie e sbalza i suoi personaggi di donne, condannate altrimenti a stare nella penombra della storia. Una storia che guarda al tessuto locale, alla sua Caltagirone, come dimostra anche la singolare storia di Paolo Ciulla, il falsario che diede filo da torcere perfino alla Banca d’Italia. Da qui, il passaggio anche ad altri racconti, compreso “Dall’Atlante agli Appennini”, il cui titolo già ricorda, fa notare Stazzone, un riferimento a De Amicis e dunque all’epopea della emigrazione che certamente coinvolse tutto il territorio, e non solo, del Calatino.
Un’opera allora, quella della Attanasio, chiosa l’autore, in cui l’apparato biografico ha il suo punto di forza, insieme al tentativo, riuscito, di sollevare dalla marginalità culturale genti e luoghi altrimenti condannati alla scomparsa, dentro quella caverna della “Damnatio memoriae” che solo la letteratura, come strumento di memoria critica, può tirare fuori e quindi reinterpretare, comprendendo così meglio la società contemporanea.