L’anno 2023 deve tornare a valere ai fini della carriera e degli scatti automatici, inoltre le norme devono essere più chiare. Lo ha detto Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, a colloquio con ‘La Tecnica della Scuola’, a proposito dell’avvio della trattativa sul rinnovo contrattuale nazionale Scuola, Università e Ricerca 2025/27 parte normativa.
Il sindacalista ha dichiarato che tra i punti che la Gilda degli insegnanti reputa meritevoli di attenzione, in vista dell’avvio della trattativa all’Aran (previsto per il prossimo 12 maggio), per il rinnovo della parte normativa del Contratto collettivo nazionale di lavoro 2025/27, c’è “il recupero dell’anno 2013, perché su questo i giudici ci hanno detto che va recuperato in fase contrattuale e bisognerà trovare le risorse”.
Secondo Castellana, inoltre, “uno dei mali della scuola italiana è l’autonomia scolastica”, perché “porta a molto contenzioso, a 7.500 interpretazioni del contratto. Noi invece vogliamo un contratto chiaro, snello e possibilmente anche unificato nella parte normativa. Perché oggi abbiamo più contratti in vigore, quindi anche di difficile lettura”.
Secondo il leader della Gilda, inoltre, “è importante sottolineare che un contratto non deve mai essere peggiorativo rispetto al precedente. La parte normativa è una parte molto delicata: soprattutto dobbiamo chiarire molte situazioni, in tema per esempio di permessi e diritti. Parlo dei tre giorni di permesso per motivi personali, parlo di sei giorni di ferie. Vanno chiarite delle situazioni, garantiti i diritti del personale della scuola, ma parlo anche di come equiparare i diritti del personale di ruolo a quello non di ruolo. Anche la situazione del part time va chiarita”.
Quindi Castellana ha aggiunto: “in questo contratto forse non riusciremo, ma è ben nota la nostra posizione. Da sempre noi siamo per una contrattazione separata tra il personale docente e il personale Ata, perché abbiamo bisogno di valorizzare le professionalità che ci sono nella scuola. Attenzione, perchè valorizzare le professionalità non vuol dire creare gerarchie, ma semplicemente riconoscere l’alta qualità del lavoro che ogni giorno c’è nelle scuole, sia da parte del personale docente che ogni giorno ha a che fare con i minori, sia del personale Ata che ogni giorno viene sovraccaricato di novità delle quali l’amministrazione in questo modo si libera”.