Ad apire le ostilità è Alfredo D’Attorre, responsabile Università e ricerca nella segreteria nazionale Pd, che commenta gli interventi di Melono al Meeting di Rimini: “La presidente del Consiglio è tornata dalle vacanze, ma non pare intenzionata a tornare nel Paese reale.
Il discorso a Rimini resuscita vecchi slogan berlusconiani e resta lontanissimo dalle difficoltà quotidiane delle famiglie italiane. In materia di istruzione, ad esempio, la realtà vera è quelle di famiglie che alla ripresa si trovano ad affrontare costi sempre più difficili da sostenere, dai libri di testo alle tasse universitarie, per non parlare degli affitti esorbitanti per gli studenti fuori sede.
Le priorità da affrontare sono queste: le famiglie e gli studenti si aspettano la tutela concreta del diritto allo studio, non la riesumazione di slogan sulla parità educativa, che mascherano semplicemente i tagli all’istruzione pubblica e i vergognosi favori agli atenei telematici privati.”
Se è tutto da commentare l’intervento di D’attore, pagellapolitica.it mette online il suo fact-checking (o verifica dei fatti) relativamente alla dichiarazione del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, il 27 agosto scorso, ospite al Meeting di Rimini.
Aveva infatti dichiarato il ministro in quella occasione: “il finanziamento statale della scuola italiana non è assolutamente inferiore a quello di tanti altri Paesi europei. Penso che in rapporto al Prodotto interno lordo (PIL) sia persino superiore alla Germania”.
Tuttavia, secondo il sito specializzato nella verifica dei fatti, non né così.
Infatti, basandosi su Eurostat, nel 2023 la spesa complessiva dello Stato italiano in istruzione è stata pari al 3,9 per cento del PIL che è la terza percentuale più bassa tra tutti i Paesi membri dell’Unione europea, davanti solo a Romania (3,4 per cento) e Irlanda (2,8 per cento), mentre la media europea è del 4,7 per cento e il Paese Ue che spende di più in istruzione in rapporto al PIL è la Svezia (7,3 per cento).
L’Italia finisce ultima in classifica se si rapporta la spesa in istruzione alla spesa totale dello Stato. La percentuale italiana è del 7,3 per cento, contro una media europea del 9,6 per cento. In Spagna è del 9,3 per cento, in Germania del 9,2 per cento e in Francia dell’8,8 per cento. Al primo posto ci sono l’Estonia e la Svezia, con il 14,5 per cento.
Sulla base di questi numeri, non è chiaro perché Valditara sostenga che, in rapporto al PIL, la spesa italiana in istruzione sia più alta di molti altri Paesi Ue, tra cui la Germania.