A cura della prof. Federica Morandi
Il Latino per l’educazione linguistica (LEL) è un insegnamento opzionale e curricolare: ogni scuola lo organizza con la propria autonomia e, dal 2027/28, la legge ne prevede la valutazione e fissa requisiti precisi per i docenti.
Le regole sul LEL si trovano in tre atti, dal più generale al più recente.
Le Indicazioni parlano di insegnamento «opzionale e curricolare»: fa dunque parte del curricolo della scuola, anche se sono le famiglie a scegliere se avvalersene. Poiché il quadro orario del DPR 89/2009 non è ancora stato integrato con una voce dedicata, in prima applicazione la scuola ricava il tempo negli spazi di autonomia e flessibilità.
La nota ministeriale n. 1312 lascia a ciascuna scuola la definizione di progettualità, tempi, modalità e risorse, e suggerisce almeno un’ora settimanale. A titolo esemplificativo indica che si può usare, dove possibile, lo spazio di approfondimento in materie letterarie, oppure organizzare le attività in orario extracurricolare, per l’intera classe o per gruppi di alunni anche di classi diverse. Queste indicazioni riguardano la prima applicazione, che parte dal 2026/27 in attesa dell’integrazione del quadro orario; la nota non fissa un termine.
Dal 2027/28 il decreto-legge definisce il LEL come ora settimanale aggiuntiva e facoltativa. Le due formulazioni convivono e potranno essere utili chiarimenti ministeriali; nel frattempo la collocazione dell’ora nella settimana resta affidata alla scuola.
La scelta di avvalersi dell’insegnamento spetta alle famiglie. Tutto il resto, dalla partecipazione degli alunni all’organizzazione dei gruppi e delle attività, è rimesso all’autonomia della scuola.
Dipende dalla fase. Nella prima applicazione, dal 2026/27, la nota ministeriale non detta regole specifiche sulla valutazione del LEL: ricorda soltanto che i criteri di valutazione vanno adeguati alle nuove competenze e ai nuovi obiettivi di ciascuna disciplina. Spetta quindi alla scuola, con i criteri approvati dal collegio, decidere come valutare e documentare gli esiti, e al docente scegliere prove, osservazioni e rubriche.
Dal 2027/28 il decreto-legge prevede che il docente di LEL partecipi alla valutazione degli apprendimenti degli alunni che se ne avvalgono, nelle forme previste dal d.lgs. 62/2017. Come l’esito comparirà nei documenti di valutazione dovrà essere precisato dalle indicazioni ministeriali.
I requisiti di accesso sono fissati per legge. Dal 2027/28 il LEL è affidato a docenti della classe di concorso A-12 che abbiano sostenuto almeno un esame annuale o due semestrali di lingua o letteratura latina, oppure conseguito almeno 12 CFU nel settore L-FIL-LET/04. La classe A-12 comprende oggi anche l’ex A-22 (italiano, storia e geografia nella secondaria di primo grado), dopo l’accorpamento disposto dal DM 255/2023: vi rientrano quindi i docenti di lettere delle medie.
In prima applicazione, nel 2026/27, la nota ministeriale chiede alle scuole di individuare docenti dell’organico dell’autonomia con adeguate competenze e, in mancanza, consente convenzioni con istituti di istruzione secondaria di secondo grado dove si insegna latino.
La formazione ulteriore, ad esempio su un metodo didattico, non è prescritta: resta una scelta professionale del docente e, per gli aspetti organizzativi, del dirigente e del collegio. È però opportuno che chi propone un metodo lo conosca bene.
Il docente è prima di tutto un professionista e deve conoscere i riferimenti normativi, soprattutto nei contenuti di Indicazioni e linee guida più che negli aspetti amministrativi delle leggi: sono la cornice entro cui il suo lavoro si svolge e orientano le scelte su che cosa insegnare e come.
In questa cornice il carattere facoltativo del LEL non va letto in chiave selettiva. Non è un’ora per i più bravi in italiano: le Indicazioni lo presentano come strumento di educazione linguistica, per rafforzare l’italiano attraverso le radici latine, la morfologia e la sintassi di base, e come risorsa per il confronto interlinguistico e interdisciplinare. Vale ancora di più qui quello che la didattica per competenze ripete per ogni disciplina: per Mario Castoldi le discipline sono «a servizio delle competenze», per Damiano Previtali sono «strumento disciplinato dalle conoscenze». È lo spirito del motto delle Indicazioni, «non multa, sed multum».
Per questo il latino può essere proposto anche a studenti che sembrano privi dei prerequisiti perché hanno lacune in italiano. Essendo una lingua flessiva, rende esplicite attraverso le desinenze le relazioni tra le parole (chi fa, che cosa, a chi), che in italiano restano affidate all’ordine delle parole e a regole spesso implicite. Un docente attento può usare questa maggiore esplicitezza per aggirare un ostacolo e restituire all’italiano un ragionamento che lì si era inceppato. È un’ipotesi di lavoro, da verificare in classe, non una garanzia.
Su questi argomenti il corso Insegnare latino con il Cooperative Learning nella secondaria di primo grado, in programma dal 23 ottobre, a cura di Federica Morandi.