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28.10.2026

Proteste giovani, la lettera dei genitori di un liceo romano: “Centinaia di ragazzi schedati senza aver commesso nessun reato”

Una lettera aperta alle istituzioni e alla collettività, “per iniziare una riflessione sulla tensione scatenata in questi giorni attorno agli studenti minorenni“. È l’iniziativa di un gruppo di genitori del Liceo Pilo Albertelli di Roma, che nei giorni scorsi hanno preso carta e penna per denunciare che “alcuni dei nostri figli e figlie sono stati fermati e identificati solo per essersi radunati davanti scuola per partecipare a una manifestazione”. Sul tavolo, ancora una volta le proteste che nelle ultime settimane hanno interessato molti capoluoghi italiani – talvolta con episodi di violenza, su cui il governo ha varato un decreto ad hoc – e che secondo le forze dell’ordine sono animate in larga parte da giovanissimi, spesso minorenni.

“Il 24 ottobre la polizia ha fermato gruppi di minorenni in tutto il paese, portandoli nelle questure e trattenendoli per ore”, si legge nella lettera, “in applicazione del fermo preventivo esteso ai minorenni introdotto dagli ultimi Decreti Sicurezza, che permette agli agenti di decidere arbitrariamente chi fermare sulla base di una presunta possibilità di turbare l’ordine pubblico. A Roma, come pensiamo in altre città, decine di ragazzi, forse centinaia, sono stati trattenuti e schedati senza aver commesso nessun reato. Ragazzi e ragazze anche di 13 o 14 anni – che erano semplicemente usciti di casa per andare a manifestare – hanno raccontato di aver subito minacce ingiustificate da parte di poliziotti“.

Questi ultimi, prosegue la missiva, avrebbero portato i giovani in commissariato, “gridando loro contro o spaventandoli, dicendo che avrebbero potuto trattenerli anche per 24 ore e – in alcuni casi – omettendo di chiamare i genitori, come la stessa legge prescrive”. A detta dei genitori, si tratterebbe di “evidenti abusi di potere”, mentre le norme varate dal governo Meloni andrebbero “in conflitto con la Costituzione (articolo 31), la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e con tutte le altre norme che tutelano i minori nel nostro Paese. La loro attuazione sta cancellando i valori che guidano e che dovrebbero guidare le istituzioni nel sostegno e la tutela degli adolescenti“.

“L’unico obiettivo di questo comportamento sembra essere quello di intimidire e criminalizzare tutta la loro generazione e di lanciare un messaggio incostituzionale: tornate a casa, non protestate, noi siamo contro di voi e possiamo farvi del male”, denunciano ancora gli estensori del documento. “Per gran parte di loro, il messaggio non è passato: i ragazzi e le ragazze appena rilasciati dai Commissariati sono tornati in piazza, coscienti del fatto che non c’è alcuna altra strada per esprimere la loro rabbia e la loro dignità. In altri, questo atteggiamento da parte dello Stato ha prodotto un grave turbamento. In ogni caso, per tutti la domanda è: come possiamo giustificare ai loro occhi il comportamento della polizia?“.

“Come far capire che non devono temerla, dopo i comportamenti violenti di molti agenti, che mettono in discussione l’autorevolezza della polizia e dello Stato che la comanda?”, si chiedono ancora i genitori. “Abbiamo il dovere di ricordare alle autorità competenti che il loro ruolo non è quello di intimidire, spaventare o traumatizzare dei minorenni perché rimangano chiusi in casa anziché prendere parte alle manifestazioni, ma quello di proteggerli anche nel corso delle manifestazioni. I responsabili dovrebbero rileggere l’art. 17 della Costituzione, che sancisce il diritto alle riunioni, ai cortei e alle proteste, inclusi quelli spontanei, e naturalmente agli assembramenti studenteschi necessari per raggiungere un corteo”.

“Che la tutela dell’ordine pubblico richieda di intervenire in questo tipo di situazione ai danni di minorenni, rivela una crisi profonda delle forze di sicurezza e una deriva molto preoccupante delle istituzioni che le governano”, concludono le mamme e i papà degli studenti dell’Albertelli coinvolti nelle proteste. “Come famiglie ed educatori, siamo al fianco dei nostri ragazzi e dei giovani di tutto il Paese e appoggiamo incondizionatamente il loro diritto di esprimere in modo pacifico un legittimo dissenso e le loro istanze, troppo spesso ignorati da chi dovrebbe tutelarne il futuro”.

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