“A 25 anni dalla sua nascita, l’autonomia scolastica rimane un progetto incompiuto”. A dirlo è stata Irene Manzi, responsabile Scuola del Partito Democratico, durante la presentazione del Convegno “Autonomia scolastica, 25 anni di una riforma: bilanci e prospettive”, organizzato dagli Uffici Scuola di PD e PSI.
Ospitati nella sala Enrico Berlinguer della Camera dei Deputati, diversi ospiti si sono alternati negli interventi.
Alfonso Rubinacci, direttore scientifico di Tuttoscuola, ha detto che “l’autonomia ha ancora molta strada da fare: sono prevalsi, in questi anni, temi di organizzazione, con il prevalere della burocrazia, come il dovere rincorrere le scadenze imposte dall’amministrazione, a discapito della didattica e della pedagogia”.
Ivana Barbacci, segretaria generale Cisl Scuola, ha sottolineato che “quella dell’autonomia rimane una riforma visionaria ma incompleta, perché aveva bisogno di essere accompagnata da una visione sistemica. Le riforme non si fanno solo con le leggi. Governance e sussidiarietà sono elementi centrali, con la scuola da intendere come soggetto attivo e non come oggetto. L’autonomia rimane un campo largo, ma sono intervenuti fattori anche legislativi “concorrenti”, come la revisione del Titolo V del 2001, che ha avallato l’autonomia regionale”.
Barbacci ha quindi chiesto se “il focus sia stato realizzato effettivamente sugli alunni. E chi pratica l’autonomia scolastica? Su questo abbiamo perso la bussola: si è fatto credere che il dirigente fosse davvero il manager, senza più fare attenzione alla mission educativa. In questi anni – ha aggiunto -sarebbe servita una maggiore alleanza tra scuola e famiglia”.
“Al fine di sviluppare l’autonomia scolastica – ha aggiunto la leader del sindacato Confederale – , sarebbe importante anche investire negli stipendi del personale”. Sugli organi collegiali, Barbacci non ha dubbi: “Sono un patrimonio dello Stato: prima di cambiare strada, valutiamo cosa cambiare, perché rappresentano una garanzia. Facciamo un’azione di umiltà, guardiamo alle buone pratiche delle scuole, a quello che realizzano malgrado le molestie burocratico-amministrative che subiscono, come i processi automatizzati imposti con il Pnrr (da gestire all’interno di perimetri prefissati, ovvero l’opposto dell’autonomia). Questa è una stagione di forte complessità, ricominciamo da 26 anni fa”, ha concluso Barbacci.
Giuseppe D’Aprile, segretario generale Uil Scuola, ha detto di “avere cercato di capire cosa non ha funzionato per una vera attuazione dell’autonomia scolastica. Si tratta, infatti, di una precisa idea di scuola, che non applica direttive ma una comunità impegnata nell’elaborazione condivisa del progetto formativo”.
“L’autonomia – ha sottolineato D’Aprile – non nasce quindi per esaltare le differenze, ma per ridurre le disuguaglianze. È un progetto di rete ancora in camminino. Quello che servirebbe è anche semplificare, di molto, i processi amministrativi”.
Gianna Fracassi, segretario generale Flc-Cgil, si è soffermata sulla “mala interpretazione del ruolo del dirigente scolastico, perchè assume un ruolo con peculiarità fortemente diverse da altri dirigenti pubblici. Come pure l’insegnante, che dovrebbe diventare un ricercatore pedagogico didattico, non il ‘magister’, come hanno provato a fare inutilmente per anni. Anche gli interventi dell’attuale Ministro avrebbero dovuto insistere su questi aspetti. Innanzitutto, giù le mani dall’autonomia scolastica, con il super-preside, che è il Ministro, e poi il controllo che arriva alle scuole: non è questa l’autonomia. Poi abbiamo assistito alla riduzione di risorse aggiuntive, fino poi a cannibalizzare quelle esistenti”.
Secondo Fracassi, è “l’organico funzionale la strada che dobbiamo percorrere. Come la stabilità del personale: una scuola con un docente precario su quattro non può andare bene. Occorre poi cancellare le molestie burocratiche. E va ripensato il modello di rapporto con il territorio. Il 5-1, mi rifiuto di chiamarlo il 4+2, è una decisione subordinata rispetto alla progettualità della scuola: chi avvia quel percorso, marca le differenze, che in quel caso è la riduzione di un anno di scuola”.
Quindi, la leader della Flc-Cgil ha detto che “la contrattazione nazionale e d’istituto rimangono un pilastro dell’autonomia, assieme ai dirigenti scolastici. In questi 26 anni si sono alternati 14 ministri, ognuno dei quali ha voluto porre la sua ‘bandierina’: è un miracolo che le scuole abbiano tenuto”, ha concluso Fracassi.
Luca Fantò, responsabile Scuola del Partito Socialista, ha concluso il convegno esortando “maggiore unità sindacale”, al fine di “dare più forza anche all’autonomia scolastica”.