In somiglianza dei dialoghi platonici, ispirati dalla maieutica socratica, Francesco Pira, professore associato di sociologia all’Università di Messina, pubblica con Amazon, “Conversazioni sull’umanità con Francesco Pira”. Che è titolo nel quale appare subito chiaro il processo dialettico che intende opporsi al “monos”, come del resto il sottotitolo chiarisce: “Dialoghi con Pietro Salvatore Reina verso un umanesimo digitale”. Salvatore Reina, docente di religione nelle scuole, interroga dunque il sociologo Pira, richiamando così anche il “Secretum” del Petrarca, che ragionava con Sant’Agostino, in presenza della Verità, sui grandi temi dell’Umanesimo ma che ancora stanno lacerando, seppure in forma e maschera diversa, l’età odierna. Temi e condizioni che si sono presentati dentro quel guazzabuglio ideale e culturale che la coscienza dei contemporanei è costretta a sopportare per non lasciarsi travolgere dai tempi del web, dei media, della globalizzazione economica e morale e civile, in cui tutto si contraddice per essere contraddetto, mentre le nuove generazioni attendono risposte, che il più delle volte non arrivano, se le proteste che stanno imbrigliando molte città europee hanno un loro significato e una logica.

“Umanesimo digitale”, scrivono gli autori, proprio nel senso dell’impero delle macchine che, invece di incrementare e aiutare le conoscenze e le umanità, le distolgono, umiliando quell’ “Umano troppo umano” di Nietzsche o dimenticando, con Publio Terenzio Afro, il noto adagio: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto”, sono un essere umano, niente di ciò che è umano ritengo sia estraneo a me. Quella macchina che in qualche modo ha diroccato l’agorà, la piazza del dialogo e ha reso pubblico il privato, ha dilatato i bramiti della coscienza senza capirne la gravità, l’intimità dell’essere, cosicchè il foro, dove la parola volava per essere ascolta, ma anche subito confermata, si è dilatata, diventando altro, arbitrio e astrazione, mentre gli hikikomori, ragazzi che si rintanano nella loro stanza col solo computer, aumentano in modo preoccupante in tutto il mondo tecnologico. Libro di grande interesse e di lungimirante visione, dentro cui chiara serpeggia l’idea principe della morte dell’intellettuale, così come lo abbiamo conosciuto, non solo nei tempi delle rivoluzioni ma anche in quelli delle definizioni delle vie da seguire, nelle indicazioni dei sentieri per evitare guerre e fame, odi e ingorghi di interessi. E sulle cui ceneri è nato, di contro, l’influencer o l’hacker, mentre sempre più ci si affida alla Intelligenza artificiale che, se non vogliamo si trasformi nel Mefistofele del Terzo millennio, occorre domare e controllare, senza lasciarsi travolgere da una entità senza anima, ma che condiziona le coscienze.
In ogni caso, il libro riporta, e per questo si farebbe bene parlarne a scuola, una serie di argomenti attorno ai quali i due, Reina e Pira, discutono senza rete alcuna, senza reticenze e senza censura, in un dialogo che comprende perfino il messaggio universale di San Francesco, con la sua poetica e la sua mistica, più umana che religiosa, o le encicliche di Papa Francesco che voglio capire e definire il nostro mondo, compreso tutto ciò che riguarda la pace e la guerra, i giovani e le missioni in terre di fame e miseria e di malattia e guerre. Anche di vacanze si discute, dentro queste sezioni che i lettori possono scegliere per intavolare, come si fa nei simposi, argomenti e immagini, tavole e pitture di valore universale. Domande radicali, si potrebbe anche dire, che il libro rende al lettore, con risposte altrettanto efficaci, compresi gli strazi perpetrati a Gaza o le contraddizioni della politica populista americana; ma anche gli tsunami tra Onu e Capaci o le assoluzioni sociologiche e di costume, tra Pippo Baudo e l’amicizia, mentre risuona il potere robusto della parola, del verbo che fu all’inizio del mondo. Il docente Reina chiede e il sociologo Pira risponde. A differenza dei dialoghi petrarcheschi, non c’è nessuna Verità a sorvegliare, se non la coscienza libera e attenta del lettore.