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“Per la pace perpetua” di Kant: parliamone quanto prima a Kaliningrad, nella sua città natale

Immanuel Kant è stato uno dei più grandi pensatori della storia dell’umanità. Si spense il 12 febbraio del 1804 nella sua città, Königsberg, oggi la russa Kaliningrad, exclave tra Polonia e Lituania, così chiamata il 4 luglio del 1946 in memoria del rivoluzionario M. I. Kalinin. Alla fine del 1945, la città entrò a far parte dell’Unione Sovietica (URSS) sulla base degli accordi di pace definiti dagli Alleati alla Conferenza di Potsdam, cioè dallo schieramento antifascista formato principalmente da Gran Bretagna, Unione Sovietica e Stati Uniti, che aveva sconfitto il nazifascismo nella Seconda Guerra Mondiale.

In questi giorni segnati dalla drammatica guerra che si combatte tra Ucraina (sostenuta dalla NATO) e la Russia c’è bisogno di costruire la pace, – come del resto afferma la Costituzione italiana (articolo 11:” L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; […].”) -, e porre fine al conflitto che purtroppo ha già provocato, secondo autorevoli fonti, due milioni di soldati morti e distrutto intere regioni e città. L’urgenza è dettata dalla necessità di scongiurare tragedie ancora più immani che potrebbero abbattersi sull’Europa e sull’intero pianeta (basti pensare ai tanti Paesi che detengono testate atomiche), visto che “la Terza guerra mondiale a pezzi” (come ripeteva instancabilmente papa Francesco) sta diventando sempre più “intera”, e i popoli vogliono, invece, mettere fine a tutti i conflitti attraverso la trattativa e la diplomazia perché amano la pace e il dialogo.

L’Associazione etnea studi storico filosofici, formata da docenti delle scuole superiori di Catania e della provincia, e di cui sono presidente, da tempo ha avviato un’opera di sensibilizzazione sul tema della pace e sui rischi che corre l’umanità intera.

In virtù di queste attività di ispirazione profondamente pacifista, improntate al rispetto della civiltà dei popoli e con la speranza che si giunga a un Mondo multipolare nel quale tutte le Nazioni possano liberamente convivere, l’Associazione etnea studi storico filosofici chiede a tutti gli amanti della pace di mobilitarsi affinché si possa realizzare un convegno di studi sulla pace, a partire dal testo del grande filosofo, presso l’Università o presso un Istituto superiore di Kaliningrad, affinché la città dove è nato Kant diventi terra di pace e non di guerra.

Non è chi non veda che l’iniziativa avrebbe un grande risalto nell’opinione pubblica internazionale, contribuendo a far avanzare serie proposte, per far sì che per il tramite della via diplomatica, per quanto è possibile, si possano superare le posizioni aggressive che porterebbero solo immani distruzioni.

Ecco perché da qualche tempo abbiamo organizzato in prima persona e partecipato a convegni, discussioni e iniziative pacifiste, dibattendo il bellissimo scritto di Kant del 1795, Per la pace perpetua. Un progetto filosofico (Zum ewigen Frieden. Ein philosophischer Entwurf), che fu pubblicato dopo la pace di Basilea, stipulata tra Prussia e Francia il 5 aprile del 1795, e che trova ragion d’essere e sviluppo logico in una concezione della storia, della società e del diritto che il filosofo del criticismo aveva da tempo maturato.

Il fine della storia sociale umana è la costituzione di una società giuridica che abbracci tutta l’umanità, e che in quanto tale garantisca, insieme con la pace universale, la libertà di tutti gli individui. I filosofi, afferma Kant nel suo testo, devono pensare l’inevitabilità della pace e comunicarlo a chi, insieme a loro, voglia condividere tali ideali, senza arrendersi a una realtà nella quale domina il bellicismo e la volontà di potenza.

Salvatore Distefano, presidente dell’Associazione etnea studi storico filosofici

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