Home I lettori ci scrivono Le funzioni educative dello sport

Le funzioni educative dello sport

CONDIVIDI
  • Credion
Mi piace cominciare questo articolo con una frase di Giovanni Paolo II:
“l’uomo si esprime, si forma, vive, opera nel mondo attraverso il suo corpo e quindi lo sport fa parte dell’uomo, da la possibilità di esprimersi, di prendere possesso dell’ambiente, di cogliere anche se stesso , di avere la coscienza di sé, di unificare la sua persona”.
Già a suo tempo, il filosofo Kant sottolineava che “l’educazione è il più grande e difficile problema che possa essere proposto all’uomo”; questo pensiero è oggi radicata convinzione in quanti si prodigano per formare i nuovi uomini di domani, e la ricerca delle modalità più giuste attraverso cui educare ed educarsi è un cammino mai finito, che richiede pazienza, fiducia e speranza.
Lo sport è una di queste modalità, tanto opportuna quanto gradevole e accessibile, per le sue qualità di spontaneità e dinamismo.
Se esso non educasse, non ci sarebbe motivo di investirvi risorse ed energie: sarebbe soltanto uno svago per i dilettanti e un mestiere per i professionisti, al pari di tanti altri svaghi e mestieri che non fanno molta notizia.
Lo sport non ha solo il dovere di essere spettacolo ma, è soprattutto educazione, occasione di crescita autentica e completa, palestra di valori ed esercizio di virtù, oltre che di talento atletico.
Ecco allora che lo sport, nella sua funzione primaria di educazione sociale, per le possibilità che offre come scuola di democrazia, di vita comunitaria, di gruppo e di autogoverno, si pone sempre più nell’ottica di essere occasione per integrare doveri e diritti, classi e culture diverse, facendo vera promozione umana.
In questo quadro, tra le funzioni più urgenti che può assolvere oggi lo sport c’è il rapporto con il disagio giovanile, in quanto esso parla il linguaggio dei giovani e può quindi provocare interessi di appartenenza, riproporre obiettivi perduti e ridare motivazioni concrete al vivere quotidiano.
Lo sport vero e genuino nasce sempre dalla strada, nelle piazze, nei campetti di periferia; ma è proprio nelle strade e nei cortili che si agita per primo lo spettro del disagio e dell’emarginazione giovanile. Lo sport, che della strada vive, può essere la risorsa primaria per affrontare il disagio. Ma per far questo occorre investire per dare dignità alle persone, investire nello sport, senza false retoriche. La strategia educativa diventa vera e autentica quando qualcuno ci crede e si dedica.
Lo sport diviene veramente capace di rivoluzionare la vita dei giovani quando i contenuti e i valori non sono semplicemente annunciati, ripetuti, teletrasmessi, ma testimoniati. La proposta educativa si realizza nel momento un cui i giovani, anziché essere considerati un problema, sono invece assunti come la più grande risorsa, esattamente il futuro di ognuno di noi.
Lo sport è anche un’ottima opportunità per rendere più vivibile il quotidiano, più vivibile il territorio in cui si vive.
Più la pratica sportiva è diffusa nei quartieri di città e nei paesi di provincia, più i giovani ritrovano il senso della regola e della legalità. In una società devastata dal “fai da te”, dove è ricorrente lo scollamento da pratiche tradizionali e dai valori morali; dove la trasgressione è assunta quasi a regola per poter emergere e sentirsi qualcuno; dove la legge del branco-tutti contrapposti-, ma mai uniti per attaccare- pare espressione e garanzia di riuscita, lo sport è l’arma vincente capace di educare alla convivenza, al rispetto degli altri, alla disciplina, al sacrificio; di aiutare a capire che ogni libertà ha limiti sempre definiti, per quanto ampi, e che sempre devono tenere in considerazione la presenza degli altri.
Lo sport risulta così il collante capace di mettere insieme e fondere le agenzie educative più diverse: la scuola, la chiesa, lo Stato, la famiglia, il mondo del lavoro, dei giovani e degli adulti.
Il barone De Coubertin è passato alla storia per una frase mai bene interpretata perché slegata dal suo contesto:” L’importante non è vincere, ma partecipare”. Lo stesso personaggio ha però affermato, quasi a suggello delle alte potenzialità educative dello sport: “Nessuno mi distoglierà dall’idea che il giovane che sia passato per questa via sia preparato meglio di chiunque altro al football della vita”.