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L’emergenza sanitaria ci svela le carenze e le contraddizioni del nostro sistema scolastico

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La sospensione delle lezioni scolastiche causerà difficoltà economiche molto gravi anche per le scuole paritarie, fino alla loro chiusura definitiva.

Nelle scuole statali se gli alunni non frequentano le lezioni, nessuno genitore ritiene di dover recuperare il costo delle lezioni, anzi il “diritto allo studio” costringe lo Stato a rendere obbligatorie le lezioni a distanza, con un ulteriore suo aggravio logistico ed economico. Il tutto in nome del “diritto allo studio dell’allievo”.

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Al contrario nelle scuole paritarie alcuni genitori, già alle prese con i costi maggiori per assistere i minori a casa, denunciano difficoltà nel continuare a pagare le rette, oppure ne chiedono la riduzione per la mancata prestazione delle lezioni. Senza le rette, però, è pressoché impossibile garantire ai docenti lo stipendio, obbligatorio per legge, soprattutto se le chiusure dovessero prolungarsi.

Da parte delle scuole paritarie si richiede, legittimamente, al Governo l’estensione della cassa integrazione anche per il loro personale. La decisione spetta al Governo che probabilmente deciderà i tempi e la quantità del sussidio con la discrezione arbitraria, esercitata in questi settant’anni di storia Repubblicana. Senza contare l’aspra e risorgente opposizione delle forza politiche ed ideologiche che da sempre hanno contrastato il finanziamento alle scuole paritarie e che in questa emergenza economica avranno buon gioco nel chiedere soldi per le statali e non per le paritarie, ritenute le scuole dei ricchi e dei preti.

Anche questa emergenza sanitaria sarebbe più facilmente gestibile a livello economico, culturale e sociale se fosse chiaro e per tutti che i finanziamenti alle scuole, statali o paritarie, sono destinate ai ragazzi e non alle istituzioni; per il diritto all’istruzione della persona e non per la libertà di insegnamento del servizio scolastico. Tant’è che se non vi sono allievi si chiudono tutte le scuole, sia paritarie che statali.

E’ necessario, allora, ribadire che è compito della Repubblica “riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’istruzione della persona e il diritto della famiglia di istruire ed educare i figli anche con la scelta del tipo di scuola, come accade in tutti i Paesi democratici avanzati. Non è più accettabile che questo diritto inviolabile sia riconosciuto a seconda della scuola frequentata, garantito nella scuola statale e violato nella scuola paritaria, liberamente scelta. Se coerentemente a questi principi i finanziamenti alle scuole saranno assicurati con il “costo standard per allievo”, sarà garantita maggior equità e giustizia nei riguardi dei minori e sarà meno complicato e faticoso far fronte alle emergenze come l’attuale.

Giuseppe Richiedei