Ogni anno, di questi tempi, il problema dei libri di testo torna d’attualità. Quest’anno si aggiungono anche i problemi legati alla applicazione delle nuove Indicazioni Nazionali del primo ciclo e dei licei.
Ne parliamo con Giorgio Riva, presidente del Gruppo educativo dell’AIE (Associazione italiana editori).
Il mercato dei libri di testo è cambiato profondamente rispetto al 2013, quando il DM 781 aveva introdotto le diverse modalità di adozione tra cartaceo, misto e digitale. In questi anni il digitale è cresciuto molto, ma il modello che si è affermato nella scuola italiana è soprattutto quello integrato.
Oggi circa il 96% delle adozioni avviene in modalità “mista”, cioè con il libro cartaceo accompagnato da contenuti e strumenti digitali. È un’evoluzione che mostra come il digitale sia diventato una componente stabile della didattica, affiancando il libro di testo tradizionale senza sostituirlo.
In uno scenario profondamente diverso rispetto a quello del 2013, diventa quindi necessario aggiornare quanto previsto dal DM 781, nato in un contesto tecnologico e didattico molto diverso da quello attuale. Negli ultimi anni è infatti aumentata in modo significativo la varietà degli strumenti digitali richiesti e utilizzati nelle scuole — piattaforme interattive, contenuti multimediali, ambienti di apprendimento e servizi integrati — così come sono cresciuti i costi legati alla loro progettazione, produzione, manutenzione e aggiornamento continuo.
Il DM 781 aveva introdotto uno sconto del 10% con l’idea che la diffusione del digitale potesse contribuire anche a contenere i costi dei libri scolastici. Oggi possiamo dire che la transizione al digitale si è compiuta, perché la modalità “mista” rappresenta ormai quasi la totalità delle adozioni.
Nel frattempo, però, il prodotto editoriale è cambiato profondamente perché ha seguìto l’evoluzione della domanda da parte delle scuole, in primis i docenti. Il digitale non ha quindi semplicemente sostituito una parte del libro cartaceo, ma anzi ha portato allo sviluppo di contenuti multimediali, piattaforme, strumenti interattivi e servizi di aggiornamento continuo che richiedono investimenti tecnologici ed editoriali molto significativi.
Per questo la diffusione del digitale non si è tradotta automaticamente in un abbassamento dei prezzi: oggi il libro scolastico è un prodotto molto più articolato e ricco di contenuti rispetto a quello immaginato nel 2013. Le caratteristiche della versione «mista», molto ampia e ricca di contenuti e servizi per docenti e studenti, richiede però una revisione del decreto che tenga conto degli investimenti che questa versione comporta per gli editori.
Il settore dell’editoria scolastica continua a essere centrale per il sistema educativo, ma oggi il contesto è molto più complesso rispetto al passato.
Gli editori devono confrontarsi con una forte regolamentazione, con investimenti crescenti legati al digitale e all’accessibilità e con l’impatto sempre più evidente della denatalità.
Negli ultimi dieci anni la popolazione scolastica si è ridotta di circa 600mila studenti tra primaria e secondaria di primo grado. È un dato che rende sempre più importante trovare condizioni di sostenibilità che permettano di continuare a garantire qualità e pluralità dell’offerta educativa.
Il contesto oggi è completamente diverso rispetto agli anni Sessanta e Settanta, quando spesso il libro di testo era davvero uno dei pochi libri presenti in casa.
Oggi ragazze e ragazzi hanno accesso continuo a una quantità enorme di contenuti e informazioni, spesso frammentati e non sempre affidabili. Proprio per questo il libro scolastico continua ad avere un ruolo importante: offre contenuti selezionati, verificati e costruiti in modo coerente con il percorso didattico.
Non è più l’unica fonte di conoscenza, naturalmente, ma resta lo strumento di riferimento che aiuta studenti e docenti a orientarsi all’interno di un percorso formativo strutturato e condiviso.
No. Quello che si è affermato nella scuola italiana non è un modello tutto digitale, ma un modello integrato, in cui il digitale affianca il libro cartaceo senza sostituirlo. Non a caso oggi quasi tutte le adozioni avvengono in modalità “mista”.
Negli ultimi anni anche il dibattito internazionale sull’apprendimento ha riportato attenzione sull’importanza del libro cartaceo, soprattutto per gli studenti più giovani. Anche Nazioni europee che si erano spinte verso il solo digitale stanno velocemente rivedendo questa posizione, riponendo al centro dell’apprendimento il libro di testo.
La direzione è quindi quella di un equilibrio tra strumenti complementari: da una parte le opportunità offerte dal digitale, dall’altra il valore del libro tradizionale come strumento di studio, approfondimento e continuità didattica.
Le nuove Indicazioni nazionali richiedono sicuramente un lavoro molto importante di aggiornamento e riprogettazione dei contenuti e degli strumenti didattici. Gli editori sono chiamati a intervenire contemporaneamente su programmi, metodologie, strumenti digitali e accessibilità, in un quadro già complesso per il settore.
La sfida principale riguarda anche i tempi. Un lavoro di questa portata richiederebbe tempi adeguati per progettare, sviluppare e testare contenuti e strumenti in modo efficace, soprattutto considerando quanto oggi i prodotti editoriali scolastici siano una vera e propria galassia, in cui convergono, tra gli altri, libro digitale interattivo, contenuti multimediali integrativi, materiali specifici per BES e DSA, sistemi di fruizione e creazione di esercizi e verifiche interattivi e via dicendo.
L’editoria scolastica italiana ha sempre accompagnato le trasformazioni della scuola e continuerà a farlo, ma sarebbe importante che cambiamenti così rilevanti possano essere affrontati con tempi coerenti con la complessità delle richieste e con l’obiettivo di garantire qualità, aggiornamento e pluralità dell’offerta educativa.