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03.11.2026

Libri di testo in PDF a metà prezzo, gli editori contrari alla Legge di Bilancio 2027. Ma hanno ragione?

Gli editori di libri scolastici sono decisamente contrari alla norma contenuta nel disegno di Legge di Bilancio 2027 che prevede la possibilità di acquistare i libri di testo in formato digitale stampabile a un prezzo inferiore di almeno il 50% rispetto alla versione cartacea.

La posizione, chiarissima, emerge dall’intervista che Alessandra Ricciardi ha realizzato per ItaliaOggi con Giorgio Riva, presidente del Gruppo Educativo dell’Associazione Italiana Editori (AIE). Il titolo è inequivocabile: Libri dati in pdf? Un nonsense. E Riva non usa mezzi termini: «La norma va semplicemente ritirata». Secondo gli editori non porterebbe alcun beneficio economico alle famiglie, danneggerebbe l’intera filiera editoriale e rischierebbe di entrare in conflitto con la tutela del diritto d’autore.

Ma le cose stanno davvero così?

Il PDF costa più del libro cartaceo? Dipende

L’argomento centrale di Riva riguarda il risparmio, che definisce illusorio.

L’esempio proposto è quello di un libro di storia di 480 pagine che costa 22,50 euro. Il PDF verrebbe venduto a 11,25 euro, ma per stamparlo a colori e rilegarlo professionalmente occorrerebbero altri 35,60 euro. Totale: 46,85 euro, oltre il doppio del prezzo del libro originale.

Il calcolo è chiaro, ma parte da un presupposto tutt’altro che scontato: che chi acquista un libro digitale debba necessariamente stamparlo per intero, a colori e con rilegatura professionale.

Ma perché? Uno studente potrebbe utilizzare il libro direttamente sul tablet o sul computer, senza stampare nulla. Oppure decidere di stampare soltanto alcune parti, magari in bianco e nero. Del resto mai nessuno in nessuna scuola utilizza un libro di testo dalla prima all’ultima pagina! Anzi.

Non è difficile comprendere che in questi casi il risparmio sarebbe reale. La versione digitale costerebbe infatti la metà di quella cartacea.

Il problema, semmai, è garantire alle famiglie una scelta effettiva fra formati e modalità di utilizzo differenti.

La questione della copia unica: un problema già segnalato

In un precedente articolo pubblicato il 31 ottobre su Tecnica della Scuola avevamo già segnalato alcune difficoltà applicative della disposizione.

L’articolo 105 del disegno di legge prevede infatti che l’acquirente possa realizzare una sola copia cartacea completa del libro digitale. Un decreto ministeriale dovrebbe definire, tra l’altro, le modalità tecniche per garantire il rispetto di questo limite.

Ma è possibile? E come? Anche immaginando un sistema capace di bloccare il PDF dopo la prima stampa, rimarrebbe un problema piuttosto evidente: una volta stampato un libro, nulla impedisce materialmente di metterlo sotto una fotocopiatrice e ricavarne altre copie, anche decine.

Naturalmente questo non significa che sia lecito farlo. La normativa sul diritto d’autore limita ordinariamente al 15% del volume le fotocopie per uso personale e la proposta vieta espressamente ulteriori riproduzioni integrali.

Ma una cosa è prevedere un divieto, altra cosa è costruire un sistema tecnologico capace di garantirne effettivamente il rispetto.

È proprio questa la difficoltà già evidenziata nel precedente articolo: il rischio di creare procedure complicate e costose per assicurare un controllo che, una volta realizzata la prima copia cartacea, potrebbe risultare sostanzialmente inefficace.

Diritto d’autore e diritto allo studio

Riva richiama inoltre il rischio di pirateria e le possibili conseguenze economiche per il settore editoriale, comprese librerie e distributori.

Sono questioni serie. La produzione dei libri scolastici richiede investimenti, professionalità e lavoro che devono essere riconosciuti e remunerati.

Tuttavia, difendere il diritto d’autore non significa necessariamente difendere ogni caratteristica dell’attuale modello commerciale dell’editoria scolastica.

E soprattutto non dimostra che rendere disponibile un PDF a un prezzo inferiore sia, di per sé, un danno per le famiglie. Il diritto allo studio, la sostenibilità economica delle famiglie, la tutela degli autori e il futuro dell’editoria scolastica sono questioni che devono essere affrontate insieme, senza confondere interessi diversi.

Cancellare la norma o migliorarla?

La richiesta conclusiva degli editori è netta: eliminare la disposizione dalla legge di Bilancio.

Ma forse sarebbe più utile distinguere le criticità effettive dalle opportunità che la proposta potrebbe offrire.

Il testo è ancora all’esame parlamentare e potrà essere modificato. Il problema della copia unica merita certamente una soluzione più convincente, così come quello dei costi e delle modalità di stampa.

Resta però una domanda: perché la possibilità di acquistare un libro digitale a metà prezzo dovrebbe essere considerata, in sé, un nonsenso?

Forse il vero nonsenso sarebbe rinunciare a discutere come rendere i libri scolastici più accessibili soltanto perché una proposta normativa presenta difficoltà applicative che devono ancora essere risolte.

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