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03.11.2026
Aggiornato alle 12:48

Manovra 2027, precari spaventati: “Tanta fatica e ora il Governo taglia i nostri posti, anni di speranze buttati via? Terribile”

La Legge di Bilancio 2027 accende il dibattito sul futuro della scuola italiana. Al centro delle polemiche ci sono i possibili tagli agli organici, con una riduzione prevista di 4.925 docenti e 2.049 unità di personale Ata a partire dall’anno scolastico 2027/2028. Una misura contenuta nel disegno di legge approvato dal Governo, che potrebbe comportare un risparmio per lo Stato di circa 252 milioni di euro all’anno dal 2028.

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Le cifre hanno alimentato il confronto politico e sindacale. Secondo i calcoli delle organizzazioni dei lavoratori, sommando le riduzioni già previste negli anni precedenti, si arriverebbe a 14.808 posti in meno in tre anni, di cui 10.585 docenti e 4.223 Ata.

La Repubblica ha raccolto alcune testimonianze e commenti da parte di docenti precari in merito ai tagli previsti in Manovra. “Dopo aver affrontato un percorso di abilitazione costato più di 2000 euro, pensavo, come tanti colleghi, di poter avere qualche chance. Invece con questo annunciato taglio di posti di lavoro temo che il precariato diventerà una condizione strutturale”, queste le parole di un docente 44enne siciliano che lavora al Nord.

“Ogni anno sono costretto ad abbandonare classi con le quali ho lavorato. Ragazzi che hanno imparato un metodo, spesso si sono affezionati a me, cosi come anche io a loro. Ogni anno mi chiedo quanto durerà la voglia di entrare in classe col sorriso e pronto ad ascoltarli. Me lo chiedo ogni volta che devo ripartire da zero o cambiare casa, quando questo governo ci toglie, come sta succedendo oggi, altri diritti, ogni volta che in estate dobbiamo andare a fare domanda di disoccupazione. Qui non si vive male, le scuole funzionano ma la voglia di tornare al Sud non ti abbandona mai. Da noi però il lavoro non c’è. Così, con qualche rimpianto, mi sto abituando all’idea che vedrò la Sicilia solo in estate”.

“Ho faticato tanto per passare il concorso, dal prossimo anno dovrei avere, finalmente la cattedra dopo 10 anni di precariato. E adesso il Governo taglia i nostri posti? Anni di speranze buttati via? È terribile, davvero terribile”, queste le parole di una maestra napoletana, anche lei trasferita al Nord. “Tutti noi che eravamo a un passo dall’entrare di ruolo, resteremo fuori dopo anni di sforzi? Io rischio di perdere tutto quello per cui ho lottato”.

“Nella mia scuola le classi hanno almeno 22 o 23 alunni. E non sono pochi. Ognuno di loro richiede enorme cura, di maestre ne servirebbero di più, non di meno. Per me è una passione, ma la fatica è tanta. Lo sento quando torno a casa. Sì, ogni anno ci restringiamo un po’, ma questo non giustifica i tagli”.

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Le reazioni

Le reazioni non si sono fatte attendere. Cisl Scuola, Uil Scuola, Flc Cgil, Snals, Gilda e Anief contestano la misura e annunciano la possibilità di una mobilitazione unitaria qualora Governo e Parlamento non dovessero rivedere le proprie decisioni. Anche i sindacati dei dirigenti scolastici, Anp e DirigentiScuola, hanno espresso contrarietà. Dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, intanto, trapela sorpresa per la norma e si starebbe lavorando in vista del passaggio parlamentare.

Da una parte, sindacati e opposizioni sostengono che il calo demografico dovrebbe rappresentare un’opportunità per diminuire il numero di alunni per classe, migliorare le condizioni di lavoro e rafforzare la qualità dell’insegnamento. Dall’altra, esponenti della maggioranza difendono l’intervento, precisando che non sarebbero coinvolte le cattedre curricolari, ma esclusivamente l’organico del potenziamento, attraverso una parziale mancata sostituzione dei pensionamenti.

Cosa dovrebbe cambiare nella scuola? Il sondaggio

In questo scenario, mentre la Legge di Bilancio deve ancora completare il proprio iter parlamentare e il testo potrà essere modificato attraverso gli emendamenti, La Tecnica della Scuola vuole dare spazio direttamente alla voce di docenti e personale scolastico.

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