Con la Legge di Bilancio 2025 potrebbe arrivare una novità attesa da tempo: la detrazione fiscale del 19% sull’acquisto dei libri scolastici. L’ipotesi, anticipata dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara a fine luglio e ora in fase di simulazione tecnica, prevede l’entrata in vigore da settembre 2026. L’aliquota sarebbe in linea con altre spese già detraibili per l’istruzione – rette, gite, mensa, trasporti – ma finora escluse dai benefici fiscali restavano zaini, cancelleria e testi scolastici.
Secondo le prime indiscrezioni, la misura potrebbe essere modulata sull’Isee delle famiglie e avere un tetto massimo: circa 1.000 euro di spesa detraibile, pari a un beneficio massimo di 190 euro per figlio. Un passo avanti, dunque, ma giudicato insufficiente da più parti.
Tra i più critici il Partito democratico: “Il diritto allo studio non può ridursi a una promessa di sconti futuri – ha dichiarato Francesco Boccia – servono fondi strutturali e libri gratuiti per tutti gli studenti delle scuole secondarie”. Sulla stessa linea Marco Furfaro, responsabile Welfare nella segreteria nazionale del Pd, che denuncia come “i libri di testo siano diventati un macigno per i bilanci familiari”. Anche la segretaria dem Elly Schlein, intervenendo alle Feste dell’Unità, ha ribadito la centralità della scuola pubblica come “luogo di emancipazione sociale”, chiedendo risorse concrete e non annunci.
A sollevare il tema è anche l’Associazione Italiana Genitori (A.Ge), che da tempo porta avanti una battaglia per la gratuità dei testi fino ai 16 anni, in coerenza con l’obbligo scolastico. “La Costituzione prevede la frequenza fino a quell’età, ma la gratuità si ferma alla primaria”, ricorda la presidente nazionale Claudia Di Pasquale. I numeri parlano chiaro: una famiglia spende mediamente 580 euro per l’intero ciclo delle medie e 1.250 alle superiori, mentre i contributi locali coprono appena il 14% degli studenti e arrivano spesso in ritardo.
Nel 2023 A.Ge ha lanciato una petizione su Change.org che ha raccolto oltre 54mila firme. La proposta è chiara: testi gratuiti fino ai 16 anni, detraibilità fino al diploma, criteri uniformi e procedure snelle. “Garantire i libri non è un costo superfluo – conclude Di Pasquale – ma un investimento per ridurre disuguaglianze e dispersione scolastica”.
La spesa per i libri di testo rappresenta una voce importante del budget delle famiglie, sempre più in difficoltà a causa dei continui aumenti che devono affrontare quotidianamente sia per l’acquisto dei beni di consumo che per usufruire dei servizi.
Per questo, da anni – dichiara Carlo De Masi, Presidente di Adiconsum nazionale – abbiamo chiesto che la spesa per i libri di testo fosse detraibile.
Pertanto – prosegue De Masi – la notizia dell’introduzione della detrazione fiscale dei libri di testo a cui sta lavorando il Governo non può che trovarci favorevoli.
La detrazione – conclude De Masi – potrebbe dare un sostegno concreto alle tante famiglie in difficoltà, impegnate nel permettere ai propri figli di poter studiare per assicurare loro un futuro migliore.
“La detrazione per i libri scolastici è un intervento non più rinviabile ed è un bene che le istituzioni siano al lavoro per inserire la misura nella legge di Bilancio. La detrazione, per altro, è già prevista per le spese per la salute, lo sport, l’istruzione universitaria e gli animali da compagnia. Anche per questo, oltre che per la necessità di ridurre il peso sulle famiglie in un ambito così cruciale come quello del diritto allo studio, andrebbe estesa all’acquisto dei libri di testo”. È questo il commento di Giorgio Riva, presidente del Gruppo educativo dell’Associazione Italiana Editori sull’ipotesi allo studio del Governo per la prossima legge di Bilancio di rendere detraibili dalle tasse le spese per i testi scolastici.