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28.09.2026
Aggiornato alle 15:22

Licei tecnici e professionali: la “riforma” di Valditara non convince. Qualcuno riuscirà a trasformare banali panini in nobili tramezzini come fece D’Annunzio?

Dare un giudizio o fare anche solamente delle previsioni sulla “riforma” proposta dal Governo in merito al nome da assegnare ai percorsi formativi della secondaria di secondo grado non è semplice, soprattutto perché non sono molto chiare le motivazioni dell’idea.
Secondo la maggioranza si tratta di “dare dignità” ai percorsi tecnici e professionali ma forse non bisognerebbe dimenticare che la “dignità” arriva anche (e forse soprattutto) dai curricoli e dai programmi e non solo da un nome.
E allora varrebbe la pena chiedersi quante e quali ore di storia si dedicano in un professionale; e se sono tutti licei per quale motivo non introdurre nella secondaria di secondo grado l’insegnamento della filosofia (intesa ovviamente non come storia dei pensatori che si sono succeduti da Socrate ad Heidegger, ma come pratica di dialogo e confronto su temi rilevanti in campo etico e sociale)?

Certo non bisogna sottovalutare il fatto che parlare di liceo tecnico o liceo nautico-spaziale ha un suo fascino (i futuristi alla Marinetti potrebbero anche entusiasmarsi per un “liceo della parola e dell’immagine”).
Ma la sensazione è che ci vorranno anni (forse decenni) perché questa nuova terminologia possa entrare nel linguaggio comune, anche perché all’orizzonte non si intravvedono personaggi carismatici come il “vate” D’Annunzio che uscendo da un bar di Torino disse “Buono questo tramezzino”, mandando così in soffitta in pochi giorni i vecchi panini con la mortadella e scatenando l’entusiasmo per i “tramezzini” ripieni di salame con una fettina di pomodoro e una foglia di lattuga.
Insomma, temiamo che alla fine i genitori continueranno a dire con orgoglio “mio figlio fa il classico” oppure diranno a denti stretti che “a nostro figlio i prof delle medie avevano suggerito di mandarlo al liceo agrario, cioè dove si legge poco Manzoni ma si studia come funziona una trebbiatrice”.

Resta il fatto che se davvero si vuole valorizzare la formazione tecnico-professionale, come questo Governo e anche quelli precedenti continuano ad affermare, la strada scelta non ci sembra delle migliori: perché mai per valorizzare la formazione tecnico-pratica bisogna fare riferimento alla formazione liceale? Forse che “allenare” la mente è più nobile che esercitare la manualità?
Ma noi non siamo la patria dei Leonardo, dei Leon Battista Alberti e dei Michelangelo che erano riusciti a mettere insieme scienza, arte e letteratura e matematica?
E allora, a quando una “scuola classica per la professione del rilegatore di libri d’arte”?  Così, anche per provare a vedere se si riuscisse mai davvero a “ricomporre” lavoro manuale e lavoro intellettuale, per evitare di avere studiosi di Erodoto o di Spinoza che non sanno neppure cambiare una lampadina bruciata.

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