Da oggi, la storia del liceo Giulio Cesare di Roma si arricchisce di un capitolo che nulla ha a che vedere con i “4 ragazzi con un una chitarra e un pianoforte sulla spalla” di Antonello Venditti.
La notizia è a dir poco incredibile: alcuni studenti del prestigioso liceo, sui muri dei bagni della scuola anziché scrivere versi di Dante o di Ariosto, come forse avrebbe fatto Venditti 60 anni fa, hanno riportato i nomi di 8 ragazze da stuprare.
L’episodio è stato subito denunciato dal collettivo studentesco Zero Alibi e dai rappresentanti d’istituto, che in una nota hanno definito il gesto «non una semplice bravata, ma l’ennesima azione violenta e sessista».
Gli studenti – riferisce l’Ansa – hanno deciso di rimanere nel cortile del liceo per un presidio spontaneo di sensibilizzazione, sottolineando la necessità di affrontare apertamente temi che riguardano il rispetto, la violenza di genere e la cultura delle relazioni.
Fra i primi a prendere ufficialmente posizione c’è stata la preside del liceo, Paola Senesi che ha espresso in un comunicato ufficiale «sostegno e affettuosa solidarietà» alle studentesse e agli studenti coinvolti, ribadendo con forza che il Giulio Cesare «non è aperto alla violenza» né vuole essere «ricettacolo d’intolleranza».
Per parte sua iI Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha definito il fatto “grave” e meritevole di essere “sanzionato duramente”.
Il Ministro ha anche aggiunto che, con le nuove norme, la scuola dispone degli strumenti per intervenire, anche se per la verità va detto che anche prima delle norme volute da Valditara episodi analoghi non sarebbero certamente finiti nel dimenticatoio.
Oltretutto se si dovesse scoprire che gli autori del misfatto sono studenti maggiorenni il fatto potrebbe richiamare anche l’interesse della magistratura ordinaria per eventuali ipotesi di reato.
La sottosegretaria Paola Frassinetti auspica che i responsabili vengano individuati e puniti.
La ministra della Famiglia Eugenia Roccella è intervenuta, sottolineando l’urgenza di un’educazione al rispetto che coinvolga non solo scuola e famiglia, ma anche i mondi della cultura giovanile, dai social alla musica.
Dal mondo politico arrivano una condanna unanime anche se per la verità manca una proposta condivisa.
Da Avs e +Europa, rispettivamente con Elisabetta Piccolotti e Riccardo Magi, arriva la richiesta di introdurre al più presto nelle scuole percorsi di educazione sessuo-affettiva.
Difficile prevedere gli sviluppi di questa vicenda assurda e vergognosa, resta il fatto che qualche mese fa, prima dell’avvio del nuovo anno scolastico, il ministro Valditara aveva garantito che misure grazie alle misure disciplinari e ai percorsi educativi messi in atto nella stragrande maggioranza delle scuole italiane, gli episodi di violenza sarebbero stati un lontano ricordo.
Purtroppo la realtà è ben diversa anche perché comportamenti “deviati” come questi hanno radici profonde e sulle quali non è facile intervenire.