Da oggi, entrano in vigore all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia le nuove Linee guida per l’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale nelle attività didattiche, di studio, di ricerca e amministrative. Il documento stabilisce principi e regole comuni per tutta la comunità accademica ed è accompagnato dall’attivazione di oltre 30mila licenze presso le principali piattaforme di IA.
Lo dice candidamente la rettrice dell’Università di Modena e Reggio Rita Cucchiara parlando al Corriere della sera: «Vietare l’uso dell’AI nelle università è come combattere contro i mulini a vento. La sfida è usarla bene».
Da qui la stesura delle nuove linee guida e l’impegno anche economico nell’acquisto di licenze. Lo scopo delle linee guida è mettere a disposizione della comunità accademica strumenti ormai centrali nella formazione e nellavoro e, al tempo stesso, di definirne con chiarezza possibilità, responsabilità e limiti. Le Linee guida indicano infatti il principio di fondo secondo cui l’intelligenza artificiale può affiancare le persone, ma non sostituirne il pensiero critico, l’apporto personale e la responsabilità.
Così gli studenti potranno impiegare l’IA (cosa che fanno di certo già) per comprendere concetti complessi, organizzare lo studio, sviluppare idee, svolgere attività di autovalutazione e rielaborare le informazioni. Ma, e sta qui la novità, l’IA potrà essere utilizzata anche durante esami e verifiche intermedie o nella redazione dell’elaborato finale e della tesi di laurea, solo previa ed esplicita autorizzazione del docente o della commissione. L’eventuale utilizzo dovrà essere dichiarato, specificando in quale misura e per quali finalità si sia fatto ricorso agli strumenti. Ai docenti spetterà indicare nei programmi degli insegnamenti le modalità e i limiti di impiego consentiti.
“Questa iniziativa rientra nel percorso di innovazione didattica e tecnologica del nostro Ateneo, volto a offrire strumenti all’avanguardia a supporto dell’apprendimento, della ricerca e della gestione quotidiana delle attività di formazione”, dichiara il Prof. Costantino Grana, Vicerettore alla transizione digitale e all’intelligenza artificiale di Unimore. “L’obiettivo è consentire a tutta la comunità accademica di beneficiare di soluzioni avanzate in un ambiente sicuro e orientato alla crescita professionale e personale”.
Le Linee guida, che sono scaricabili qui, sono un agile documento di 16 pagine che potrebbe benissimo essere utilizzato come modello anche dalle scuole (almeno superiori) italiane, invece degli arzigogolati e corposissimi regolamenti che spesso sono stati prodotti a seguito dell’emanazione delle linee guida da parte del MIM. Le linee guida di Unimore sono rivolte a studenti, dottorandi, specializzandi, docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo e collaboratori dell’Università. Il documento – scrive l’Università – promuove un uso etico, legittimo, consapevole e sicuro dell’intelligenza artificiale, coerente con l’integrità accademica e scientifica e con la normativa europea e italiana, e valorizza la cooperazione tra persone e sistemi di intelligenza artificiale, fondata sulla trasparenza, sulla verifica dei contenuti e sulla costante supervisione umana. Testi, immagini, dati o altri materiali generati o modificati in maniera sostanziale attraverso questi strumenti dovranno essere riconoscibili come tali. In coerenza con i principi dell’AI Act, ogni risultato frutto della cooperazione tra intelligenza umana e artificiale dovrà essere verificato, così da limitare possibili errori, incompletezze o distorsioni legate ai dati e alle piattaforme e mantenere sempre chiaramente individuata la responsabilità dell’autore
L’ultima pagine del testo delle linee guida rimanda anche agli strumenti ammessi (https://www.diaq.unimore.it/strumenti-di-ai/ ) con anche una breve guida al loro utilizzo.
Il tutto sarà accompagnato da percorsi formativi di AI Literacy e seminari e corsi su Etica e IA.
Insomma, un deciso e pubblico passo avanti da parte di una importante Università Italiana. E non è la sola. Lo stesso, ad esempio, ha fatto pochi mesi fa il Politecnico di Milano (vedi le Linee guida di Polimi) dove opera il Metid guidato da Susanna Sancassani, uno dei principali centro di ricerca su AI e didattica e capofila del percorso Edvance, il primo Digital Education Hub per l’istruzione superiore dedicato alla Cultura Digitale Avanzata in Italia. Si tratta di, è un progetto nato nell’ambito del PNRR che vede la partecipazione di 17 tra le migliori università e AFAM in Italia che hanno iniziato a collaborare con l’ambizioso obiettivo di creare un ecosistema digitale unico integrando l’offerta formativa di tutte le istituzioni partner coinvolte.Oggi la piattaforma Edvance contiene oltre 200 corsi online gratuiti, arricchiti da micro-credential e open badge. Una offerta che mira a supportare studenti, docenti e lavoratori nello sviluppo di competenze digitali avanzate, con particolare attenzione ai settori dell’intelligenza artificiale, gestione dei dati, sostenibilità del digitale e transdisciplinarità.
Pare abbastanza ovvio pensare che, prima o poi, anche le scuole superiori italiane dovranno adottare un percorso simile. Non fosse altro per preparare davvero propri studenti a continuare gli studi in università che non vedono l’IA come il nemico da combattere.
In questi giorni in cui si è molto dibattuto (spesso a vanvera) su cosa entra davvero in vigore dell’AI Act il 2 agosto 2026 le notizie che arrivano dalle Università sono decisamente interessanti. Indicano un percorso diverso rispetto alla logica catastrofistica che spesso impregna di sé il rapporto tra didattica e AI.
Il tutto mentre in Italia si discute se utilizzare ciò che assolutamente vietato dall’AI Act, ovvero i riconoscimento biometrico in tempo reale negli spazi pubblici, lo scraping e il conseguente social scoring.