Registrati
03.08.2026
Aggiornato il 04.08.2026 alle 10:05

Divieto di burqa in classe, Valditara pronto a inserirlo nel ddl Sicurezza. È polemica: pochi casi, non sono questi i problemi della scuola

Come sappiamo, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha rilasciato, il 31 luglio, un’intervista a Il Corriere della Sera in cui ha parlato di studenti stranieri e della possibilità di vietare il burqa a scuola.

Le parole di Valditara

“Se permettiamo che una ragazza venga a scuola con il burqa, la includiamo accettando principi in contrasto con la Costituzione, come la discriminazione uomo-donna, ma non la integriamo. Accettiamo che sia una non-persona, le impediamo di socializzare. Inclusione è accettare chiunque a prescindere da come vive. Integrazione vuol dire inserire la persona in un sistema di regole condivise, che rispecchiano la Costituzione”, queste le sue parole.

“Presenterò un emendamento al ddl Sicurezza per vietare il burqa a scuola. Prevederemo anche corsi di italiano per i genitori stranieri per evitare che uno studente disimpari a casa quanto appreso in classe”, ha aggiunto.

Gli attacchi

Per la segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi, come riporta Ansa, le proposte annunciate da Valditara “non parlano di integrazione, ma di assimilazione”. A preoccuparla poi è la “cornice securitaria e punitiva del ragionamento” dietro al divieto del burqa “infilato nel ddl Sicurezza, la minaccia di revocare il permesso di soggiorno ai genitori, il richiamo al decreto Caivano”.

Sul punto è intervenuta anche la senatrice del Partito Democratico, Simona Malpezzi, che invita il ministro a chiedere alle scuole quali siano “i problemi e di che cosa hanno bisogno per realizzare una vera integrazione”. E a fronte della loro risposta “metta in atto l’emendamento giusto non quelli propaganda”.

La senatrice dem sottolinea anche come il numero in Italia di studentesse con il burqa sia esiguo. Lei, per esempio, ammette di non averle mai viste. Ed è proprio per questo, perché i dati non le risultano chiari, che vorrebbe chiedere a Valditara quante sono le alunne con il volto coperto. Dove ci sono state, dice, “le scuole si sono sempre attrezzate per attuare il riconoscimento”.

La replica di Valditara non si è fatta attendere: “Spiace che quando si tratta di arrivare ai fatti concreti Pd e Cgil siano sempre un passo indietro e preferiscano il richiamo della polemica e della demagogia alla difesa dei valori costituzionali”.

Sempre il ministro osserva “che è un principio applicato in molti paesi europei e in alcuni stati a maggioranza mussulmana”. Per Valditara, in conclusione, “si gioca la differenza fra chi difende la dignità della persona e chi si riempie la bocca di chiacchiere”.

Gli interventi a favore di Valditara

A esultare per l’emendamento è invece l’europarlamentare della Lega, Anna Maria Cisint, che parla di “svolta epocale” e di “un atto di civiltà, di giustizia sociale e di sicurezza”. A favore anche Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.

Miele (Lega): divieto burqa è questione reale, non ideologica. Avanti con norma

“Che anche il Garante Nazionale per l’Infanzia abbia apprezzato il divieto del burqa e del velo integrale a scuola, come ho richiesto con una mia risoluzione presentata e approvata in commissione alla Camera e come ha annunciato il ministro Valditara di voler introdurre al Ddl Sicurezza, può significare una cosa sola: stiamo percorrendo la strada giusta per tutelare la libertà delle bambine e ragazze, per difendere la sicurezza dei nostri cittadini e per ribadire ancora una volta che la cultura del nostro Paese va rispettata. È la conferma che abbiamo sollevato una questione reale e non ideologica. Vietare il burqa a scuola non significa comprimere la libertà religiosa, ma affermare che nessuna tradizione può prevalere sulla dignità della donna, sull’uguaglianza tra uomo e donna, sulle regole della Repubblica. La vera integrazione non cancella il volto, non isola le ragazze e non accetta zone franche culturali: costruisce appartenenza attraverso diritti e doveri comuni. Sono certa che da questa sollecitazione può nascere una norma chiara e vincolante: nella scuola italiana ogni persona deve essere riconoscibile, libera e uguale. Perché la scuola deve unire, non nascondere o sottomettere”. Lo dichiara la deputata della Lega e capogruppo in commissione Cultura, Scienza e Istruzione Giovanna Miele.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate