Home Politica scolastica Linee guida, stravince lo scetticismo

Linee guida, stravince lo scetticismo

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A poche ore dalla presentazione ufficiale, è alta la dose di scetticismo sulle linee guida della scuola: dal sondaggio realizzato dalla Tecnica della Scuola, a cui in poche ore hanno aderito oltre 500 lettori, è emerso che per oltre l’80 per cento dei partecipanti “non cambierà nulla, perché per rifondare la scuola servono forti investimenti per il settore” (circa il 36%) o al massimo si attuerà “solo qualche modifica all’attuale assetto” organizzativo scolastico (quasi il 50%).

C’è poi un 10% per il quale ci troviamo dinanzi ad “una riforma soddisfacente, il massimo che si può fare in un periodo di forte crisi economica”. Ma quel che più balza agli occhi è la scarsità di ottimismo sulle misure che nei prossimi due mesi verranno messe al vaglio dei cittadini: poco più del 5% reputa la “riforma epocale” e in grado di cambiare “finalmente in meglio la scuola” e risolvere “la piaga del precariato”.

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Viene da chiedersi cosa accadrebbe se la risposta dei cittadini alla proposta del Governo si rivelasse così negativa.

 

Intanto, si accavallano le indiscrezioni sui contenuti delle linee guida. Riportiamo la sintesi della giornata, realizzata dall’agenzia Ansa, nella quale si descrive principalmente quanto fatto trapelare dal premier Matteo Renzi attraverso la propria eNews.

“Proporremo agli insegnanti – ha spiegato Renzi – di superare il meccanismo atroce del precariato permanente e della supplentite, ma chiederemo loro di accettare che gli scatti di carriera siano basati sul merito e non semplicemente sull’anzianità: sarebbe, sarà, una svolta enorme”. A proposito di precariato, il ministro Giannini, da Bruxelles, ha aggiunto che “l’idea non è stabilizzare i precari ma riflettere su come far finire questo metodo negativo che ha soffocato la scuola italiana. E’ necessario cambiare il sistema con un cambio di regole”.

Di una cosa il presidente del consiglio pare convinto: “L’Italia tra vent’anni non sarà come l’avranno fatta i decreti attuativi della Ragioneria dello Stato o le interviste dei ministri o gli editoriali dei professori. L’Italia sarà come l’avranno fatta le maestre elementari, gli insegnanti di scuola superiore, le famiglie che sono innanzitutto comunità educanti”. E per tornare nel concreto ha assicurato che nella scuola verranno messi più soldi “ma facendo comunque tanta spending review: perché educare non è mai un costo, ma gli sprechi – ha ammonito – sono inaccettabili soprattutto nei settori chiave”.

Nella legge di stabilità ci saranno dunque le prime risorse e da gennaio gli atti normativi conseguenti. Nel frattempo si continuerà a investire sull’edilizia scolastica. Per essere coerente con quanto enunciato nella Copertina, il Premier ha precisato che quelle di domani sono proposte, “non diktat prendere o lasciare”: “dal 15 settembre al 15 novembre ascolteremo tutti”. “Chiederemo alle famiglie e agli studenti se condividono le nostre proposte sui temi oggetto di insegnamento, le materie, quelli che quando andavamo a scuola noi chiamavamo il programma: dalla storia dell’arte alla musica, dall’inglese al coding (programmazione informatica, ndr). Chiederemo ai presidi di fare di più, aumentando competenze e responsabilità, ma anche snellendo la struttura amministrativa attraverso un percorso di digitalizzazione procedurale spinta” ha detto Renzi aggiungendo che per lui la scuola “è alfa e omega di tutto”.