Nel panorama culturale italiano si delinea un quadro a due facce: se da un lato la lettura di libri segna un progressivo, seppur lieve, declino nell’ultimo decennio, dall’altro le biblioteche confermano il loro ruolo di presidio sociale, trainate soprattutto dalle nuove generazioni. Secondo le ultime rilevazioni ISTAT riferite al 2024, il 57,1% della popolazione dai sei anni in su ha letto almeno un libro nell’ultimo anno, una quota in calo rispetto al 59,4% del 2015 e al 60% dell’inizio del millennio.
La passione per i libri in Italia parla al femminile e ai giovanissimi. Le donne leggono molto più degli uomini (62,6% contro 51,2%), un divario che si accentua tra i 45 e i 54 anni. Il picco massimo di lettura si registra però tra i ragazzi di 11-14 anni, dove quasi l’80% ha preso in mano almeno un volume nell’anno. Anche tra i piccolissimi (0-5 anni) l’abitudine è diffusa: oltre la metà sfoglia o colora libri ogni giorno, spesso grazie al coinvolgimento attivo dei genitori.
Tuttavia, i dati mettono a nudo profonde disuguaglianze. Esiste un’Italia che legge a due velocità: nel Centro-Nord la quota supera il 60%, mentre nel Mezzogiorno scende drasticamente al 47%. L’istruzione e il reddito giocano un ruolo determinante: i laureati leggono tre volte più di chi ha la licenza elementare, e nelle famiglie agiate i lettori raggiungono il 72,5%, contro il 43,9% delle fasce più povere.
Nonostante la diffusione di Internet, il libro cartaceo resta il re indiscusso: oltre sette lettori su dieci (71,5%) leggono esclusivamente su carta. Sebbene gli e-book siano consultati dal 25,7% dei lettori, si è assistito a una flessione della lettura digitale dopo il boom del periodo pandemico. Curiosamente, la narrativa italiana resta il genere preferito (scelto dal 48,1% dei lettori), seguita dai gialli e dai romanzi stranieri.
Se la lettura segna il passo, la frequentazione delle biblioteche appare stabile: nel 2025 il 14,9% dei cittadini si è recato in una di queste strutture, un dato quasi identico a quello di dieci anni fa. Qui i protagonisti sono i giovani fino ai 24 anni, che frequentano le biblioteche con una quota doppia rispetto alla media nazionale (30,9%), utilizzandole non solo per il prestito ma come fondamentali luoghi di studio e aggregazione sociale.
Il dato più preoccupante riguarda gli oltre 23 milioni di non lettori. La motivazione principale addotta non è la mancanza di tempo, ma la noia e il disinteresse (35,0%). Questo fenomeno colpisce duramente proprio gli adolescenti: oltre la metà dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni dichiara che leggere “annoia o non appassiona”, preferendo altri svaghi o forme di comunicazione digitale.