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Lo studente degli snack condannato a lavorare al mercato

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Lo studente diciassettenne dell’istituto tecnico di Moncalieri che vendeva snack e merendine a basso costo a scuola, dovrebbe iniziare un percorso alternativo di rieducazione  rispetto alla sospensione decisa dal Consiglio di classe e dal preside.

Il giovane come si ricorderà ebbe un riconoscimento a Roma dalla Fondazione Luigi Einaudi per «la spiccata attitudine all’imprenditoria applicata», ma a scuola le cose sono diverse e il ragazzo per 15 giorni, dalle 8 del mattino, per non subire la sospensione dalle lezioni, dovrà presentarsi all’associazione di volontariato Terza Settimana che a Torino porta avanti «un progetto di aiuto sostenibile per le famiglie in stato di difficoltà economica».

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Lo studente dovrà svolgere attività socialmente utili «per ritornare sulla terra – spiega il preside -, uscire da questo videogame mediatico e riaffermare una volta per tutte la reale missione della scuola: educare».

Al mattino presto, scrive La Stampa, lo studente dovrebbe recarsi al Caat (centro agroalimentare di Torino), caricare le cassette di frutta con il cibo donato dai grossisti all’associazione. E poi si recarsi a casa delle famiglie che hanno chiesto aiuto per consegnare loro quanto raccolto. 

«Ma non se ne parla neanche. Mio figlio non cui andrà. Questa punizione doveva essere prima concordata con me», dice il padre. Che accusa: «Mandano un bambino a casa di persone che non so chi sono: potrebbero essere ex galeotti, o ex tossici o brutta gente: mio figlio resta casa: il preside ha sbagliato su tutta la linea».  

Il giovane intanto giura di aver smesso di “smerciare” panini, che trascorre l’intervallo in presidenza perché ha timore di finire nel mirino degli scherni dei compagni di scuola.  

Molti dei quali avevano espresso la loro contrarietà al messaggio negativo che si stava veicolando dandogli un riconoscimento: si premia chi infrange le regole: «E questo – dice il preside – è pienamente condivisibile».